Iran – Arabia Saudita: la guerra fredda dei gasdotti

L’Arabia Saudita, alla ricerca di nuovi alleati nella regione, bussa alla porta del Pakistan e intralcia una delle principali risorse dell’Iran: il commercio del gas. È l’inizio di una nuova guerra fredda?

Per quale motivo l’Arabia Saudita avrebbe versato, lo scorso mese, un prestito di 1,5 miliardi di dollari nella Banca di Stato del Pakistan? Un aiuto da parte di un paese amico, dicono le fonti ufficiali, per rimpinguare le riserve di valuta estera di Islamabad.

Una mossa ben precisa, rispondono diversi analisti, che collegherebbe il Pakistan alle vicende siriane, all’Iran e alla guerra per il gas che sta infiammando tra Europa Orientale, Vicino Oriente e la regione centro asiatica.

D’altra parte, in politica internazionale i prestiti si rivelano spesso un’arma, nelle mani dei “paesi amici” che li erogano, per legare a sé Stati strategicamente rilevanti: potrebbe essere questa la dinamica che negli ultimi mesi ha provocato una serie di voli ufficiali dalla Penisola araba al Pakistan, con una frequenza che non si scorgeva da tempo. A gennaio, la visita del Ministro degli esteri saudita, seguita il mese successivo dal sovrano saudita in persona, il Principe Salman bin Abdulaziz Al-Saud, e dalla visita, a marzo, del Re del Bahrein. Capo, quest’ultimo, di un paese che dal 2011 è una sorta di protettorato saudita, malgrado le forti proteste interne.

Sul motivo di queste visite, e sull’ingente prestito, le speculazioni si sprecano. Secondo alcune analisi, il Principe Saud avrebbe preso accordi per un contributo pakistano alla guerra in Siria contro il governo di Bashar al Assad: contributo che si espliciterebbe in fornitura di basi logistiche e formazione militare da parte di Islamabad ai combattenti antigovernativi attivi in Siria.

Sebbene manchino prove consistenti dell’esistenza di tali specifici accordi, è indubbio che qualcosa sta cambiando nel Vicino Oriente.

Avvenimenti come il recente avvicinamento tra Iran e Stati Uniti sulla questione nucleare, la rottura in seno al Consiglio di Cooperazione del Golfo tra Arabia Saudita e Qatar, l’ingresso di nuove dinamiche nella guerra siriana stanno infatti causando un riassestamento delle alleanze nella regione.

Da qui, l’avvicinamento della Turchia all’Iran, ma anche dello stesso Qatar, il cui Ministro degli esteri è volato in visita a Teheran, a fine febbraio, poco prima della rottura con l’Arabia Saudita. E, di rimando, la ricerca, da parte di Riad, di nuovi alleati nella regione.

Tuttavia, nel caso dell’avvicinamento al Pakistan, potrebbero celarsi anche ragioni di tipo energetico. Secondo diversi osservatori, infatti, è quantomeno sospetto il recente ritiro del Pakistan dal progetto di costruzione del gasdotto IP (Iran – Pakistan) che secondo i piani avrebbe dovuto collegare i due paesi. Da un lato, infatti, stupisce come Islamabad abbia potuto rinunciare a questa fonte di fornitura diretta, alla luce delle carenze di gas a cui sono sottoposti i Pakistani (sembra che soltanto il 30% della popolazione abbia accesso reale al gas). In secondo luogo, stupisce ancora di più che la decisione sia giunta dopo l’incontro del Primo Ministro pakistano con il sovrano del Bahrein, e alla luce del tanto dibattuto prestito saudita.

Sebbene precedentemente le sanzioni internazionali a cui Teheran era sottoposta potevano far tentennare il Pakistan, il recente alleggerimento di tali misure restrittive aveva spianato la strada al completamento del progetto. In quest’ottica sembra essersi situata la visita delle delegazioni saudite a Islamabad, e l’erogazione del prestito come pegno in cambio di un ritiro dal progetto.

D’altra parte, come ai Saud non può che dispiacere una convergenza energetica di Iran e Qatar, rispettivamente il secondo e il terzo produttore mondiale di gas naturale, così i sovrani arabi non possono permettere che un Pakistan dotato di armi nucleari dipenda dalle forniture energetiche dell’Iran. Il quale potrebbe chiedere, in cambio del proprio gas, consulenza e assistenza nell’ambito del programma di sviluppo nucleare.

Altre alleanze, tuttavia, sembrano in fase di costruzione: così, l’esclusione del Pakistan dal gasdotto con l’Iran avrebbe spinto l’India a iniziare i negoziati per un progetto di gasdotto subacqueo che unirebbe Iran, India e Oman; paese, quest’ultimo, che se da un lato condivide con l’Arabia Saudita la partecipazione al Consiglio di Cooperazione del Golfo, dall’altro sembra preferire le forniture provenienti dalla Persia.

Per ora si tratta soltanto di un progetto sulla carta, certamente; tuttavia, in questo quadro di alleanze convergenti verso Teheran sorge spontanea una domanda: per quanto tempo ancora le politiche del petrodollaro di Riad potranno impedire l’isolamento dell’Arabia Saudita?

Giovanni Andriolo

Osservatorio: "Il Grande Gioco: Nord-Africa e Asia Centro-Occidentale". Dal Marocco all'Afghanistan, passando per Iran e Penisola Araba: è questo il terreno in cui si sta combattendo la guerra poco religiosa nel cuore del mondo islamico. La posta in gioco? Egemonia regionale e controllo delle risorse energetiche. Un grande Risiko nella regione cuscinetto tra tre Continenti che coinvolge, più o meno ufficialmente, tutte le maggiori potenze del mondo.
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