Iran, malgrado tutto, continuano i negoziati sul nucleare

Un nuovo tentativo di appianare le discordanze, anche se diversi punti restano ancora da chiarire: così si riassume la due giorni di negoziati sul nucleare iraniano a Vienna. Intanto, a Est del Mediterraneo si continua a sparare

Il terzo incontro tra Iran da un lato e Stati Uniti d’America, Gran Bretagna, Francia, Russia, Cina e Germania, i cosiddetti 5P+1, dall’altro, si chiude con pareri positivi.

Entrambe le parti, alla conclusione dei lavori, hanno dichiarato che i negoziati stanno vedendo dei progressi: per il Ministro degli esteri iraniano un accordo sarebbe stato raggiunto sul 50-60 per cento delle questioni, mentre l’Alto rappresentante per gli affari esteri dell’Unione Europea, che presiedeva l’incontro, ha dichiarato che i prossimi colloqui, fissati per il 13 maggio, vedranno il passaggio dei negoziati a una fase successiva.

Una bozza di accordo? Possibile, anche perché il termine del 20 luglio, quando scadrà la sorta di tregua sul braccio di ferro tra Iran e UE/USA sul nucleare, si avvicina.

E nel frattempo le tensioni internazionali, anche tra gli stessi Paesi i cui rappresentanti sedevano a Vienna, stanno aumentando.

Non soltanto tra la Russia, da una parte, e UE/USA dall’altra, che nella recente questione ucraina (e nella sua appendice in Crimea) hanno trovato motivo di frizione; tanto da causare l’imposizione di sanzioni sulla Russia, con una sorte analoga a quella che sta vivendo l’Iran da qualche anno. Certamente, le sanzioni che hanno colpito Mosca risultano più blande rispetto a quelle che vessano Teheran, ma è indubbio che una tale situazione non possa che spingere sempre più i due Paesi verso un avvicinamento. E infatti, già circolano voci di un accordo commerciale tra Russia e Iran, secondo cui, in cambio di petrolio da Teheran, Mosca fornirebbe beni che nel Paese, a causa dell’embargo a cui è sottoposto, non possono entrare.

Senza contare i recenti sviluppi della questione siriana, che vedono un ruolo sempre più attivo di Israele negli scontri, ma anche degli Stati Uniti. E’ proprio dei giorni del negoziato la notizia, diffusa da fonti vicine all’intelligence israeliana, che gli Stati Uniti avrebbero dotato i ribelli (il cosiddetto Esercito Libero Siriano) di missili anticarro in grado di danneggiare i carri armati dell’esercito governativo siriano. Sebbene i ribelli fossero già stati riforniti in precedenza di armi simili attraverso, sembra, la mediazione di un non ben definito Paese del Golfo, questa sarebbe, qualora la notizia fosse confermata, la prima fornitura di armi pesanti da parte degli USA.

D’altra parte, non si fermano nemmeno gli screzi a livello politico, come la recente polemica sorta in seguito alla mancata concessione, da parte di Washington, del visto d’ingresso per il diplomatico iraniano che avrebbe dovuto rappresentare Teheran al Palazzo di Vetro dell’Onu, con sede a New York. L’interessato, secondo la Casa Bianca, avrebbe partecipato all’assalto dell’ambasciata statunitense a Teheran nel 1979.

Una serie di frizioni che ruotano attorno alla regione e che non sembrano, almeno per ora, aver disturbato le giornate di Vienna. Dove tuttavia restano aperte diverse questioni, come quella sollevata dalla suprema guida religiosa iraniana, l’Ayatollah Kamanei, il quale ha dichiarato, al termine dei negoziati, che questi non porteranno mai alla dismissione, da parte dell’Iran, del programma di sviluppo del nucleare. O come il tema, ancora in discussione, della sorte del maxi-reattore di Arak e dell’impianto sotterraneo di arricchimento di uranio di Fordow.

Tuttavia, i negoziatori statunitensi hanno confermato che la prossima sessione potrebbe dare inizio a discussioni su una bozza di accordo, rendendo i negoziati più concreti.

Un percorso a piccoli passi che potrebbe portare a qualche risultato, almeno fintantoché le discussioni avverranno in sale insonorizzate dal clamore degli eventi che stanno scuotendo la regione.

Giovanni Andriolo

Osservatorio: "Il Grande Gioco: Nord-Africa e Asia Centro-Occidentale". Dal Marocco all'Afghanistan, passando per Iran e Penisola Araba: è questo il terreno in cui si sta combattendo la guerra poco religiosa nel cuore del mondo islamico. La posta in gioco? Egemonia regionale e controllo delle risorse energetiche. Un grande Risiko nella regione cuscinetto tra tre Continenti che coinvolge, più o meno ufficialmente, tutte le maggiori potenze del mondo.
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