Iraq: non si placano le violente tensioni antisciite

Varie autobombe esplose in mercati delle aree sciite hanno causato almeno 30 morti. Non è il primo attentato contro questa branca dell’islam, soprattutto ora che da più parti si contesta il premier sciita Nuri Al-Maliki. Per attirare l’attenzione contro un uomo politico, si fa strage di comuni cittadini. Il bagno di sangue con motivazioni del tutto politiche, ma strumentalmente ammantate di religione, sembra esser diventato una costante nell’Iraq degli ultimi mesi (come più volte vi abbiamo raccontato dalle nostre colonne).

Bersagli degli attentati sono stati le aree a maggiore densità abitativa di musulmani della corrente sciita duodecimana (che storicamente fa riferimento all’imam Ali, cugino e genero di Muhammad), come il quartiere settentrionale di Baghdad chiamato al-Kadhimiya, la provincia di Babil e Shomali, cittadina sempre a maggioranza sciita a sud della capitale. In particolare sono stati scelti luoghi molto affollati come i mercati, perdipiù di venerdì, giorno della preghiera collettiva e festivo per la maggior parte dei Paesi a maggioranza musulmana come l’Iraq.

Gli attentati sembrano, com’è tradizione, portare la firma di cellule legate Al-Qaeda, la rete jihadista che fu di Osama Bin Laden. Il Paese (in cui convivono non senza screzi la comunità musulmana sunnita, quella sunnita ed inoltre, a nord, i curdi) sta attraversando un periodo di forte instabilità politica, con il Primo Ministro sciita fortemente contestato dalla sua stessa maggioranza (ve ne abbiamo parlato in quest’articolo) e frequenti manifestazioni di piazza che chiedono più democrazia nel Paese (qui un articolo di Osservatorio Iraq sulla nuova ondata di proteste che ha come principale centro Falluja, dove già dieci anni fa la popolazione protesto contro gli Statunitensi piombati nella loro terra). L’obiettivo, in questo contesto di confusione, sembra quello di gettare il panico tra la popolazione e far ritornare l’Iraq agli scontri di matrice religiosa che lo hanno insanguinato dal 2005 al 2008.

Non di poco conto sarebbe anche la tempistica scelta per questa escalation di attentati e suicide bombings dell’ultima settimana: a breve, infatti, ricorrerà anche il decimo anniversario dell’invasione americana dell’Iraq (allora guidato da Saddam Hussein), cominciata nel marzo del 2003. Le truppe Usa hanno lasciato il territorio iracheno solamente nel dicembre 2011, dopo otto anni di occupazione e più che discutibile gestione della “transizione” nel dopo-Saddam, arcinota a tutti.

La tensione continua a salire e la situazione si fa sempre più incandescente, in un Paese i cui problemi risalgono a decenni orsono, quando una sciagurata “spartizione” dell’area mediorientale tra le potenze occidentali e la creazione dal nulla di Stati-nazione crearono le basi per un conflitto tra le popolazioni locali.

 

Gli articoli di Middle East OnLine, Al-Jazeera English e Le Monde

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