Islam in West Africa

Quante facce ha l’Islam in Africa occidentale? E’ un Islam buono o un Islam cattivo? Le organizzazioni religiose locali sono un bene o un male per le istituzioni?

A queste domande risponde il Professor Andrea Menegatti, autore del libro Islam in West Africa, che abbiamo incontrato al Salone del Libro di Torino.

L’Islam in Africa occidentale è innanzitutto multiforme.

Le sue facce sono certamente quella dei fondamentalisti che occupano parte del Mali e spingono, nel gennaio 2013, il presidente a invocare l’intervento francese nel Paese; sono quella di Al-Shabab, organizzazione radicale somala che nel settembre 2013 fa esplodere un ordigno in un centro commerciale di Nairobi, in Kenia; sono quella, infine, di Boko Haram, organizzazione nigeriana che rapisce oltre 200 studentesse minorenni da un liceo della Nigeria, annunciando successivamente l’intenzione di venderle come schiave del jihad.

Le facce dell’Islam africano, tuttavia, sono anche quella del nuovo sindaco donna di Nouachott, capitale della Mauritania, che da febbraio 2014 lascia la sua carriera a Parigi e torna nel proprio Paese, per scegliere, lei musulmana, una politica liberale e laica. O il caso del Senegal, dove il nuovo presidente esautora il primo ministro e affida la carica a una donna, musulmana, che sceglie un’altra donna come capo della polizia, in sostituzione del precedente capo, arrestato per aver favorito il narcotraffico nel Paese.

Una certa comunicazione, spiega il prof. Menegatti, intende pubblicizzare solo le facce negative dell’Islam: si staglia sulla questione l’ombra di Samuel Huntington, lo studioso che solo qualche anno fa faceva intendere come, a suo vedere, chi vive dentro l’Islam non può essere che sanguinario.

Un’affermazione audace, o incosciente.

In realtà, precisa Menegatti, il fondamentalismo in Africa occidentale è principalmente di scuola salafita o wahabita, e vince in paesi dove il welfare, a causa dell’instabilità delle istituzioni, si sta ritirando, e si insinua così tra le fasce di popolazione più bisognose, offrendo il tipo di servizi che lo stato non riesce a garantire.

Le facce dell’Islam, però, sono molte, e sono quelle del Sufismo, ad esempio, della Muridiya, della Hamalliya, organizzazioni di tipo religioso che, al contrario del fondamentalismo, possono favorire il rafforzamento della democrazia nei Paesi della regione.

Il libro di Menegatti è di quelli maturati con il lavoro sul campo, dal 2007 al 2011, e si occupa di Mali, Mauritania e Senegal. Tre paesi a maggioranza islamica, tre paesi in cui l’Islam si manifesta nelle sue facce più diverse: quella fondamentalista, deculturalizzante, e quella al contrario che si basa sulla cultura, sullo studio, più che sull’imposizione, della Parola divina. Il Sufismo, a questo riguardo, è per l’autore l’esempio più chiaro.

Ed è proprio a questa e ad altre organizzazioni simili che Menegatti guarda come battistrada per la diffusione di una struttura istituzionale democratica. Intesa, quest’ultima, non tanto come una riproduzione, o una brutta copia, delle democrazie europee, quanto piuttosto come una forma istituzionale che trovi la propria origine nel pensiero di politologi e pensatori locali. Una democrazia, quindi, che non è importata, né imposta, dall’esterno, ma che si adatta alle forme di vita dei vari Paesi africani.

Una lezione che, a ben vedere, i casi dell’Afghanistan o dell’Iraq ci dovrebbero già aver insegnato.

Giovanni Andriolo

Osservatorio: "Il Grande Gioco: Nord-Africa e Asia Centro-Occidentale". Dal Marocco all'Afghanistan, passando per Iran e Penisola Araba: è questo il terreno in cui si sta combattendo la guerra poco religiosa nel cuore del mondo islamico. La posta in gioco? Egemonia regionale e controllo delle risorse energetiche. Un grande Risiko nella regione cuscinetto tra tre Continenti che coinvolge, più o meno ufficialmente, tutte le maggiori potenze del mondo.
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