«Islamisti» per definizione

Una delle principali agenzie di stampa al mondo, l’americana Associated Press(AP) ha deciso di rivedere la definizione del termine «islamista» utilizzata nei suoi lanci. Un primo passo verso uno sguardo più equo dell’informazione verso i musulmani?

Le parole sono importanti, si sa. Ci aiutano a costruire il nostro immaginario, e di conseguenza producono atteggiamenti, fatti, azioni.

Tra queste parole, «islamista» è una di quelle più equivoche e più abusate, in italiano come in inglese e in francese. Come la maggior parte degli «-isti» di per sé può creare diffidenza, e ci rimanda spesso a qualcosa di negativo. È uno di quei termini da titoloni che alimenta l’immagine dei fedeli di religione musulmana (che in questo periodo storico, per la loro presenza visibile rappresentano un po’  l’«altro» per eccellenza nei Paesi occidentali) come agguerriti, brutti, sporchi e cattivi. E che alimentano sentimenti islamofobici o anti-musulmani. La lingua italiana con le sue peculiarità, poi, crea ulteriori confusioni, visto che in origine il termine  «islamista» in essa designa lo studioso di islam, il cultore di quella branca del sapere definita  «islamistica». Solo con l’influenza dell’inglese e del francese questo termine è servito anche in Italia per definire grosso modo i musulmani legati ad una certa concezione di islam politico, e spesso per generalizzazione anche i cosiddetti (con termini altrettanto impropri) «fondamentalisti»,  «integralisti»,  «radicali».

Ma qualcosa potrebbe cambiare.

L’Associated Press, su invito del CAIR, il Consiglio per le Relazioni Islamo-americane, ha modificato nel suo Stylebook, una sorta di manuale di “stile” per i suoi giornalisti, la definizione del termine, attribuendogli un significato più neutrale e consigliando di non utilizzarlo per titoli ad effetto.

 

La vecchia definizione recitava:

Coloro che sostengono che il governo debba essere in accordo con le leggi dell’islam. Coloro che considerano il Corano un modello politico includono un ampio raggio di musulmani, dai politici mainstream ai militanti conosciuti come jihadisti.

 

La nuova, invece, riporta:

Un difensore o sostenitore di un movimento che predilige il riordino del governo e della società secondo leggi prescritte dall’islam. Da non usare come sinonimo per combattenti in nome dell’islam, militanti, estremisti o radicali, che possono essere o meno Islamisti. 

Dove possibile, si consiglia di essere specifici e utilizzare il nome dell’affiliazione del militante: es., “legato ad al-Qaida, Hezbollah, Taliban, etc. Coloro che considerano il Corano un modello politico includono un ampio raggio di musulmani, dai politici mainstream ai militanti conosciuti come jihadisti.

 

Tali nuove scelte stilistiche non hanno mancato di sollevare critiche negli Stati Uniti, soprattutto da ambienti vicini ai neo-con che, dimostrando ancora una volta palese inappropriatezza del linguaggio, hanno definito lo stesso CAIR «estremista» e hanno letto il gesto dell’agenzia di stampa come un cedimento al volere dei musulmani d’America.

Prossimamente anche altri organi d’informazione potrebbero ridefinire meglio queste parole. Va segnalato che l’Associated Press è stata pioniera in queste revisioni di stile, decidendo di cambiare il linguaggio anche nell’ambito dell’immigrazione, bandendo il termine «illegale» riferito ai migranti. Nella stessa direzione si è mossa anche l’italiana Adnkronos, non utilizzando più per le sue notizie la parola «clandestino» su sollecitazione del presidente della Camera Laura Boldrini.

 

La notizia sui siti Slate.com (in inglese) e Al-Kanz (in francese)

 

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