Israele – Siria. Cosa succede sulle alture del Golan?

I recenti attacchi di Israele in territorio siriano hanno uno scopo puramente dimostrativo, o rappresentano il preludio di un intervento nel conflitto di Siria? Lo scontro riparte dalle alture del Golan.

Colpi d’artiglieria, granate sparate da carri armati, proiettili perforanti: queste le armi utilizzate dalle “Forze di Difesa” israeliane lo scorso 19 marzo contro posizioni dell’esercito siriano sulle Alture del Golan. Il tutto concluso da un bombardamento aereo nel posto di confine tra i due paesi, presso la città siriana di Quneitra.

Una rappresaglia, secondo il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, in risposta all’ordigno esploso qualche ora prima nei pressi del confine siro-israeliano contro una pattuglia di soldati israeliani, uccidendone quattro.

Responsabile dell’attacco sarebbe Hezbollah, il movimento libanese alleato del governo siriano: o almeno, questo è quanto dichiarava il capo di Stato israeliano, che qualche giorno dopo, tuttavia, si ricrede. In Siria, infatti, e sulle alture del Golan, sembrano essere presenti diversi gruppi islamisti di matrice sunnita, non certo degli amici per la causa israeliana, così come per lo stesso Hezbollah.

Il teatro di questi scontri non è casuale: si tratta del territorio conteso al confine tra Siria e Israele. Il Golan è motivo di scontro fin dai tempi della “Guerra dei Sei Giorni”, nel 1967, quando l’esercito dello Stato Ebraico occupò la fertile regione tra i due paesi, sottraendola alla Siria. Parzialmente ritirato nel 1974, dopo aver raso al suolo la più importante città dell’area, Quneitra, da allora Israele ha mantenuto l’occupazione della metà occidentale delle alture, incontrando le persistenti recriminazioni da parte siriana.

Sebbene sia indubbio che né il governo di Damasco né il movimento Hezbollah nutrano particolari simpatie verso lo Stato ebraico, sembra improbabile che questi abbiano deciso di aprire un nuovo fronte contro Israele proprio mentre le rispettive truppe sono occupate nella guerra siriana: lo fa notare il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth, aggiungendo come la parte siriana delle alture del Golan, negli ultimi due anni, sia stata teatro di forti scontri tra i ribelli e l’esercito regolare, tanto da essere sfuggita al controllo di Damasco.

Il rischio, quindi, è che l’attacco alla pattuglia israeliana sia stato orchestrato dalle stesse forze islamiste presenti nell’area, proprio per stimolare Israele a un intervento massiccio contro Assad. Attacco che, in ultima analisi, favorirebbe gli stessi movimenti radicali che stanno tentando di prendere il potere in Siria.

Una teoria di complotto affascinante, condivisa da diversi analisti, anche israeliani. Che tuttavia non considera alcuni elementi importanti.

Come, ad esempio, la proposta che alcuni giorni prima – la notizia è del 16 marzo – l’opposizione siriana avrebbe rivolto al governo israeliano; si tratterebbe, secondo quanto riportato dal quotidiano iraniano Al Alam, di un baratto: intervento di Israele nella guerra siriana in cambio della cessione, una volta abbattuto il governo di Assad, delle alture del Golan siriane a Tel Aviv.

Una proposta che cela parecchi risvolti, soprattutto alla luce delle notizie che già circolavano da alcune settimane di un interessamento da parte di Israele, assistito da Stati Uniti e Giordania, a un intervento nel conflitto siriano per arginare le cellule di combattenti islamisti nel paese. I piani, secondo le indiscrezioni, avrebbero previsto la creazione di due zone cuscinetto in territorio siriano controllate da ribelli non islamisti, armati e addestrati dagli Stati Uniti, con il supporto logistico di Israele. Una delle due buffer zone, manco a dirlo, sarebbe stata costituita proprio nella parte siriana delle alture del Golan.

Infine, è controversa la ragione per cui il governo israeliano, incerto se attribuire a Hezbollah o agli Islamisti l’attacco alla pattuglia di soldati, abbia attaccato postazioni militari siriane.

Un incrocio di elementi che potrebbe suggerire, per i più maliziosi, che non soltanto gli Islamisti anti-Assad starebbero tentando di trascinare Israele nello scontro siriano, ma che anche lo stesso Israele si starebbe “facendo trascinare” nella campagna di Siria. Magari, con la speranza di risolvere una volta per tutte la questione del Golan.

Giovanni Andriolo

Osservatorio: "Il Grande Gioco: Nord-Africa e Asia Centro-Occidentale". Dal Marocco all'Afghanistan, passando per Iran e Penisola Araba: è questo il terreno in cui si sta combattendo la guerra poco religiosa nel cuore del mondo islamico. La posta in gioco? Egemonia regionale e controllo delle risorse energetiche. Un grande Risiko nella regione cuscinetto tra tre Continenti che coinvolge, più o meno ufficialmente, tutte le maggiori potenze del mondo.
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