Italia, 4 novembre 2013: chi ha difeso la Costituzione?

Attenzione: avviso i gentili lettori che questo è un articolo comparativo (“semplicista e propagandista”, per qualcun altro). Valuteranno loro stessi, di fronte a un articolo costituzionale, quale tra due discorsi istituzionali vi è più conforme.

 

L’articolo della Costituzione della Repubblica Italiana (1948) in questione è il numero 11:

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

la versione integrale della Carta la trovate qui.

 

Quello che segue è un estratto del discorso tenuto a Messina dal sindaco della città Renato Accorinti:

«Si svuotino gli arsenali, strumenti di morte e si colmino i granai, fonte di vita. Il monito che lanciava Sandro Pertini sembra ancora ad oggi cadere nel vuoto. Nulla da allora è cambiato. L’Italia, paese che per la Costituzione ripudia la guerra, continua a finanziare la corsa agli armamenti ed a sottrarre drasticamente preziose e necessarie risorse per le spese sociali, la scuola, i beni culturali, la sicurezza.

Il rapporto 2013 dell’Archivio Disarmo su La spesa militare in Italia documenta come l’Italia abbia speso per l’anno 2013, e spenderà per il 2014 e il 2015, oltre 20 miliardi di euro per il comparto militare (oltre un ulteriore miliardo per le missioni internazionali) a fronte di una drammatica crescita della povertà sociale. Nel 2013 l’lSTAT ha pubblicato il suo più drammatico Rapporto sulla povertà nel nostro Paese. Gli italiani, che vivono al di sotto della linea di povertà sono ormai 9 milioni 563 mila, pari al 15,8 % della popolazione. Di essi 4 milioni 814 mila (ossia 1’8%) sopravvivono in condizioni di povertà assoluta, cioè impossibilitati ad acquisire i beni di prima necessità.

In questo drammatico quadro nazionale la Sicilia diventa emblema di questa progressiva campagna di militarizzazione italiana. La nostra isola rischia di diventare una portaerei del Mediterraneo: una base dalla quale fare partire strumenti di morte e controllare con tecnologie satellitari (MUOS) i paesi stranieri. Anche l’arrivo dei flussi migratori è vissuto come un problema di ordine pubblico da affrontare con le forze armate, da circoscrivere in ghetti, lontani dagli sguardi della popolazione italiana, dove non sempre sono garantiti diritti e giustizia.

Non si può rimuovere dalla memoria collettiva, quasi esorcizzando, un secolo di lotte del movimento operaio per la pace e il lavoro, il disarmo e la giustizia sociale. Questa Amministrazione appoggia quelle lotte e quegli ideali. Questa Amministrazione dice al disarmo. Questa Amministrazione, fedele alla Costituzione Italiana, dichiara il proprio No a tutte le guerre e difende il diritto di emigrare, ribadendo il massimo impegno nella ricerca di soluzioni di accoglienza idonee per i fratelli migranti giunti di recente a Messina. Messina e la Sicilia da sempre hanno avuto una grande opportunità in quanto crocevia di diverse culture e religioni; le diversità arricchiscono tutti e oggi vogliamo rilanciare un processo di pace dalla nostra terra e dal nostro mare per l’umanità».

la versione integrale qui.

 

Nelle stesse ore, a Roma, “è stato celebrato nel Salone dei Corazzieri del Palazzo del Quirinale il Giorno dell’Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate con la consegna delle decorazioni dell’Ordine Militare d’Italia conferite nell’anno 2013″. Questo un estratto del discorso tenuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano:

«Insisto sulla necessità di non cessare mai di coltivare e trasmettere la memoria di quanto Forze Armate e popolo abbiano fatto per unire l’Italia, difenderne l’onore, rinsaldarne l’identità e la coesione. Ma se da quasi 70 anni l’Italia vive in pace, in un’Europa gradualmente unificatasi, e, terminata anche la guerra fredda, non sussistono più rischi di attacchi ed esigenze di difesa ai nostri confini, non per questo si è venuto esaurendo il ruolo o il concreto impegno delle nostre Forze Armate.

Gli odierni riconoscimenti dell’Ordine Militare d’Italia a Comandanti, Ufficiali e Sottoufficiali di grande esperienza attestano il valore e la capacità operativa e di guida dei militari italiani nei Balcani, in Afghanistan, in Libia, nel Corno d’Africa, nell’Oceano Indiano. Le prove che le nostre Forze Armate hanno dato in tutti questi, diversi e difficili teatri di operazione, tra gravi rischi e anche a prezzo di dolorosi sacrifici di vite umane, sono state – voglio ribadirlo – un pilastro della credibilità internazionale dell’Italia negli ultimi dieci anni e più.

E ancora oggi, ci si guardi dal discutere con leggerezza di una riduzione in generale dell’impegno dell’Italia, sul piano militare, al servizio della Comunità internazionale. Viviamo in un mondo in cui fenomeni di terrorismo, di guerra civile in singoli paesi con ampi riflessi regionali, di destabilizzazione e “fallimento” – o scivolamento nell’anarchia e nella violenza – di diversi Stati, rendono indispensabile la presenza e l’efficienza di un adeguato strumento militare italiano accanto a quelli dei nostri alleati europei ed atlantici.

Il nostro paese, e con esso l’Unione Europea, privilegiano nettamente la ricerca di soluzioni politiche, diplomatiche, negoziali, a conflitti e tensioni che ci allarmano. Facciamo in questo senso la nostra parte con accortezza e tenacia: ci siamo, in tempi recenti, adoperati per favorire il superamento sul piano politico della guerra civile e degli eccidi che ormai da troppo tempo insanguinano la Siria, e siamo soddisfatti di aver contribuito ad evitare in quella regione rischi più gravi e ad aprire qualche spiraglio
incoraggiante. Ma nello stesso tempo non possiamo sottovalutare le tensioni e le incognite che presentano troppe situazioni innanzitutto nel Mediterraneo; e non possiamo quindi indulgere a semplicismi e propagandismi che circolano in materia di spesa militare e di dotazioni indispensabili per le nostre Forze Armate».

la versione integrale qui:

 

Entrambi, rappresentanti istituzionali, hanno giurato di essere “fedeli alla Repubblica” e di “osservarne lealmente la costituzione”.

Il secondo ne è il garante della piena e corretta applicazione.

Chi dei due, il 4 novembre scorso, ha assolto al suo compito?

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