Italia, i lavoratori ancora in subbuglio

<<La FIAT ha usato la cassa integrazione per risparmiare sul proprio bilancio e non fare gli investimenti che avrebbe dovuto: la FIAT sta andando via dall’Italia>>. Queste le parole di Maurizio Landini, leader della FIOM (Federazione Impiegati Operai Metallurgici), alla manifestazione dei metalmeccanici Fiom-Cgil del Gruppo Fiat che si sta tenendo a Roma, con un migliaio di operai in corteo. Landini ha incontrato sia il presidente della Camera, Laura Boldrini, che il Ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato.

I punti cardini della manifestazione sono la denuncia verso i vertici aziendali FIAT, che in questi mesi stanno aumentando le ore di cassa integrazione per chi non è in fabbrica e nello stesso tempo aumentano gli orari, con i relativi ritmi lavorativi, per chi è già a lavoro, creando uno squilibrio illogico, coerente solo col bottino per i pochi sulle spalle degli operai: infatti in fabbrica ora lavorano tantissimo il 20-30% degli operai, mentre agli altri è stata aumentato l’orario di cassa integrazione.

La FIOM inoltre critica la programmaticità del piano Fabbrica Italia, che la FIAT fece partire tre anni fa e che avrebbe dovuto portare alla produzione di 1,4 milioni di veicoli all’anno, ma allo stato attuale i numeri sono fermi a quattrocentomila. Landini chiede investimenti ed aumento dei contratti di solidarietà, anziché puntare ancora sulla cassa integrazione e sui licenziamenti.

Intanto un’altra tegola vacilla sulla testa dei lavoratori italiani. Anche a Fabriano  e negli altri stabilimenti sparsi in Italia di Indesit si ha il fiato sospeso per i 1425 esuberi dichiarati dalla dirigenza e confermati dal presidente della compagnia, Marco Milani. Quest’ultimo ha parlato non di licenziamenti, ma appunto di esuberi. Milani incontrando il ministro Zanonato deve far combaciare il tavolo nazionale tra management e sindacati.  Gli esuberi dovrebbero essere gestiti sia dagli ammortizzatori sociali, che dai necessari 70 milioni d’investimenti per i prossimi tre anni.

I lavoratori dell’Indesit dei siti a Frabiano, di Melano ed Albacina, in attesa di veder chiarezza sul loro futuro hanno deciso di fermare a scaglioni la produzione, scioperando con presidi e catena di montaggio a singhiozzo. A seguito dello sciopero, l’Indesit Company ha diramato un comunicato nel quale dichiara che, a causa dell’approvvigionamento alterno alle linee, viene indetto il fermo produttivo: l’attività lavorativa riprenderà il prossimo 2 luglio. Immediata la reazione di Fiom, Fim ed Uilm, che attaccano l’azienda parlando di comportamento antisindacale. Il tavolo sindacale ci sarà il 3 luglio.

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