Italia – Kazakistan: quando a perdere sono sempre i diritti umani

Negli ultimi giorni il Kazakistan è diventato Paese noto nelle cronache dei media italiani e parola sulla bocca di molti politici italiani, che, come al solito, si riscoprono all’interno del sistema mondo solo in episodi sporadici. Volendo andare per gradi dobbiamo parlare di un presidente, all’interno del governo presidenziale, che dall’indipendenza dell’Unione Sovietica del 1991, è in carica con continue modifiche legislative che gli permettono un prolungato mandato (nonostante lo svolgimento di elezioni): Nursultan Äbişulı Nazarbaev. Quest’ultimo è presidente ormai da tredici lunghi anni, intrattenendo cordiali rapporti con numerosi rappresentanti della comunità internazionale, a partire dal nostro certosino Silvio Berlusconi, a George Walker Bush, fino a Vladmir Putin, visto che la Russia esercita ancora una forte influenza sul Paese.

Per inquadrare meglio il Kazakistan bisogna ricordarne i confini con Cina, Russia, Kirghizistan , Uzbekistan e Turkmenistan.  Paese senza sbocchi sul mare, a parte il Mar Caspio, considerato però un grosso lago. Il Kazakistan è sicuramente noto per l’enorme disponibilità di gas: ecco il rapporto con Putin.

Volendo restare però nell’ambito dei diritti umani e delle libertà di espressione, il presidente Nazarbaev ha vinto le elezioni nel recente 2011, bissando quelle del 2005. In entrambi i casi, con percentuali di votanti superiori al 90%, con sospetto dell’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) di elezioni poco democratiche, in virtù della censura dei media e degli stessi candidati. Basti pensare che nelle ultime elezioni uno degli oppositori dichiarò pubblicamente di voler votare lui stesso il presidente Nursultan Nazarbaev.

Sui casi dei dissidenti in carcere e di processi sommari contro gli oppositori politici in Kazakistan promettiamo un prossimo speciale, ma bisogna concentrarsi sulla figura di Mukhtar Ablyazov, che anche in questi giorni viene definito comunque un criminale. In realtà è accusato di frode verso una banca kazaka, la  BTA Bank, all’interno della quale ha avuto un impegno di Governo, prima di diventare oppositore politico del presidente. La storia politica di Alyazov è in un primo momento di vicinanza al presidente assoluto Nursultan Nazarbaev, che lo individua come politico ed imprenditore capace, al quale affidare ruoli  sempre più determinanti di compagnie che gestiscono le risorse del Paese.  Mukhtar Ablyazov, nella sua scalata ai vertici del Paese, si rende però conto della fastidiosa corruzione e quindi decide di staccarsi dalle lusinghe del presidente, per poi fondare, assieme ad altri politici in seno alla maggioranza, il partito Demokraticheskii Vybor Kazakhstana o Qazaqstannyn Demokratiyalyk Tandau (Scelta Democratica del Kazakistan). Nel 2002 iniziano i guai giudiziari, con l’accusa di abuso di potere ed il carcere. Quest’esperienza è segnata da torture, con Parlamento europeo ed Amnesty International in testa a denunciare la sentenza di colpevolezza come arbitraria. La vicenda coinvolge anche Galymzhan Zhakiyanov e Altynbek Sarsenbaev, sempre parte dell’opposizione: Sarsenbaev fu assassinato nel 2006.

Nel 2011 Ablyazov ottiene asilo politico dalla Gran Bretagna, che si prende le antipatie del Governo kazako, che dichiara di voler penalizzare le società britanniche che intrecciano rapporti con le compagnie del proprio Paese. Arriva poi l’Italia e l’espulsione-deportazione di Nursultan Shalabayeva assieme alla piccola figlioletta di 6 anni: moglie e figlia del perseguitato politico descritto. Intrecci d’interessi, responsabilità da dividere tra il ministero dell’Interno e quello degli Esteri, che rincorrono giustificazioni varie.

Al momento le uniche dimissioni sono arrivate da Giuseppe Procaccini, capo di Gabinetto del Ministero dell’Interno che si è sentito offeso perché accusato di non aver comunicato la vicenda al Ministro Angelino Alfano. Procaccini ha voluto precisare che il provvedimento di espulsione, in accordo con l’ambasciata kazaka, era stata comunicata al ministro (ndr Procaccini  ha poi dichiarato che quanto dichiarato da Alfano è in linea con la sua ricostruzione, ma si aspettano nuovi ripensamenti).

Sulla confusione diplomatica italiana, voluta, in barba ad ogni tutela di diritti umani, si è anche espresso il capo della Polizia, Alessandro Pansa, che ha ammesso la cattiva gestione del caso, nel quale si è subìta troppo “l’invasività” dei diplomatici kazaki. La retata, raccontata anche dall’Economist, è stata fatta con una trentina di agenti che a Casal Palocco, nel romano, hanno prelevato la donna con la figlia, per rispedirla in Kazakistan, dove di certo non saranno accolte a braccia aperte.

Qualcuno avrebbe detto “le parole sono importanti”: dissidenti, estradizione, criminali, accuse. Appunto parole vacue, perché la triste vicenda è prettamente inerente alla mancata tutela dei diritti umani fondamentali: un uomo ( Mukhtar Ablyazov) che è in asilo politico, irraggiungibile da chi ritenuto scomodo perché in un Paese (Gran Bretagna) che lo tutela; la famiglia del perseguitato, con bambina a carico, che cerca rifugio in un altro Paese (Italia), ma che riceve solo una deportazione, per chi sa quali accordi diplomatici, che verranno scoperti con un aereo già troppo lontano.

Chi ha la responsabilità in certi ruoli, non può confondere criminale, con oppositore politico, estradizione, espulsione e deportazione.

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