Italia, le discariche di amianto: non giudicato sempre rifiuto speciale

Di amianto in Italia se ne parla poco, nonostante lo Stivale sia strettamente legato a questo materiale. Di recente però si è assistiti ad una sentenza che potrà essere assunta come esempio per tutti i tribunali, chiamati a giudicare i disastri ambientali volontari di un certo tipo di commercio. Anche la Lombardia ha tanti interrogativi in merito allo smaltimento dell’amianto e per questo il comitato No Discarica di Amianto prova a portare avanti una battaglia affinché le istituzioni si muovano in una direzione che riconosca un diverso trattamento di tale materiale in discarica.

Il comitato ha presentato una richiesta di moratoria per le discariche di amianto al Consiglio della Regione Lombardia, che al momento  è impegnata a diramare le autorizzazioni per realizzare quattro discariche di amianto a Sedrina e Treviglio in provincia di Bergamo, Ferrera Erbognone e Cava Manara in provincia di Pavia.

In Italia al momento non c’è una specifica distinzione tra rifiuti speciali di amianto pericolosi e non pericolosi, in contrasto però con la normativa della Comunità Europea 2000/532, che suggerisce a tutti i Paesi membri di deporre l’amianto in discariche specifiche e di trattarlo, in ogni caso, come rifiuto pericoloso.  Le discariche di amianto che invece la Regione Lombardia si appresta ad autorizzare hanno caratteristiche uguali a quelle per rifiuti non pericolosi. Nella stessa regione ci sono già tre discariche di amianto, seppur non funzionanti, perché sotto sequestro: a San Polo nel bresciano, Cappella Cantone e Montichiari.

Il comitato No Discarica di Amianto chiede a tutti i residenti della Regione Lombardia di sottoscrivere l’adesione alla campagna con nome, cognome e luogo di dimora. L’iniziativa ha l’intenzione di sensibilizzare tutte le altre regioni italiane affinché si possa ridisegnare la normativa italiana in merito al trattamento dell’amianto come rifiuto speciale.

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