Ius Soli, Sì o No? Ritardo italiano sui diritti civili!

Oggi sento la necessità di scrivere la mia sulla questione dello Ius Soli.

Cercherò di farla quanto più breve possibile, anche se mi è un po’ difficile. Si tratta per me di un diritto sacrosanto, e trovo assurdo che debba generare così tanto dibattito e far uscire, anche da chi meno mi sarei aspettato, dichiarazioni che in Francia (paese in cui sono nato e cresciuto) ho sentito solo da Jean-Marie Le Pen e parte del suo elettorato (su di questo tornerò in seguito).

Il razzismo latente (o non) che emerge in questi giorni con questo dibattito è assolutamente sconvolgente, mi ferisce particolarmente. Non è un tema su cui riesco a scrivere senza particolari emozioni. Sarà che di quattro miei nonni, ben tre erano italiani immigrati in Francia (chi negli anni 40, chi negli anni 50), e che la mia unica nonna francese, che ha fatto 90 anni poco fa, ha una mentalità più “aperta” di alcuni giovani. Sono cresciuto sentendola incazzarsi ogni volta che qualcuno si permetteva di fare la minima battuta razzista. Bisogna dire che lei, il razzismo lo ha vissuto direttamente: all’inizio degli anni 60, appena divorziata, a circa 40 anni si metteva con l’unico immigrato del suo paesino di circa 2000 abitanti, un napoletano, mio nonno. Non entro nel merito, ma vi lascio immaginare quante ne ha sentite!

 

Chi nasce, vive, cresce in un paese ne assume l’identità

Per fare emergere le assurdità del quadro legislativo e l’importanza dello Ius Soli, vorrei incominciare con degli esempi concreti. Mio padre, nato nel 1955 a Bari, è arrivato nel nord della Francia nel 1957 con i genitori. Ha frequentato la scuola in Francia, ha imparato a leggere e a scrivere in Francia (e in francese ovviamente), dall’età di 17 anni ha incominciato a lavorare e a pagare i dovuti contributi in Francia, e da un paio di anni è pensionato (dopo 37 anni di lavoro per la stessa azienda) e percepisce una pensione dallo Stato francese come gli spetta. Bene, da piccolo mio padre è stato in Italia solo tre volte in vacanza tra il 1957 e il 1975, dopo di che ha passato delle vacanze in Italia nel 1985, e poi non ci ha mai più messo piede fino al 1999; a tuttora ci è sempre venuto solo per vacanze.

Perché questo esempio? Mio padre ha il diritto di voto in Italia, paese in cui è nato, ma che non conosce quanto conosce la Francia. Ha votato per la prima volta della sua vita all’età di 49 anni, per le elezioni europee del 2004, perché per la prima volta era possibile votare dal paese di residenza. Quando mio padre va all’estero, si presenta come francese. Quando viene in Italia, si accorge che in fin dei conti è molto più francese che italiano, anche se non sulla carta, e anche se “il sangue”, come avanzerebbe qualcuno, è italiano. In Francia invece, fino a qualche anno fa, doveva rinnovare il permesso di soggiorno ogni 10 anni. Per farlo, doveva andare in commissariato, e sentire poliziotti che gli scandivano le parole piano piano, come se lui non capisse (inutile specificare che mio padre parla molto meglio il francese dell’italiano).

Penso che questo esempio abbastanza chiaro possa dare un’idea di quanto Amadou (personaggio immaginario), si possa sentire senegalese, lui che è nato nel 1995 a Cremona, figlio di immigrati senegalesi, e che non ha mai avuto la fortuna di visitare il paese di origine dei suoi genitori. Amadou è italiano ma non sulla carta e non “di sangue”, così come mio padre è francese, ma non sulla carta e non “di sangue”.

Allora voglio arrivare ad un altro esempio. Il sottoscritto, Raphael Pepe, così come prevede la legge italiana, ha la cittadinanza italiana. Ho questa cittadinanza, non perché sono nato in Italia, ma perché mio padre è italiano. Io e tanti miei cugini nella stessa situazione (siamo circa 26eh sì questi immigrati fanno un sacco di figli!), abbiamo la doppia cittadinanza. Sono l’unico di tutti a vivere oggi in Italia. Su circa 26 cittadini italiani che siamo, solo 4 di noi parliamo la lingua italiana, altri si sanno esprimere un po’ in dialetto barese o tarantino, altri invece non parlano una parola di italiano. Nessuno dei miei cugini ha mai vissuto in Italia, nessuno di loro ha l’intenzione di viverci un giorno, quasi nessuno di loro vota in Italia nonostante ne abbia il diritto, alcuni addirittura non sanno nemmeno di averlo, questo diritto.

(Per la cronaca, a Bari nel 2006, andai in un ufficio del Comune per ritirare la mia tessera elettorale. Avevano a disposizione non solo le tessere elettorali di tutti questi cugini, ma per molti gli indirizzi erano sbagliati, per cui le tessere elettorali non arrivavano mai. Inoltre – scusate la lunga parentesi – avevano anche a disposizione la tessera elettorale di un mio zio morto nel lontano 1994.)

Ecco, grazie al diritto del sangue (Ius Sanguinis) applicato in Italia, si dà l’opportunità a figli o nipoti di italiani di essere cittadini italiani anche se nati all’estero; ma si nega questa opportunità a chi è nato e cresciuto in Italia se ha genitori stranieri. Tra Amadou e mio cugino Nicolas (uno di questi cittadini italiani che non sapeva nemmeno di esserlo e non parla nemmeno l’italiano), penso sinceramente che sia Amadou che dovrebbe avere il diritto di voto in questo paese.

 

Il dibattito sullo Ius Soli non è un dibattito sull’immigrazione

Torniamo alla questione iniziale e al dibattito che si accende in questi giorni.

Innanzitutto, c’è tanta confusione. Il dibattito sul diritto di cittadinanza a chi nasce sul territorio si trasforma spesso in dibattito sul tema dell’immigrazione. Non stiamo affatto parlando di immigrati, bensì di bambini nati sul territorio italiano.

Mi rendo conto leggendo commenti o articoli, sentendo alcune persone, che spesso vengono fatte delle affermazioni degne del populismo di estrema destra degli anni trenta. Si sente parlare addirittura di “rischio di invasione”. C’è gente che parla di una “Lampedusa che rischierebbe di trasformarsi in grande sala parto”, gente che afferma che “in tempo di crisi, non possiamo sfamare tutti.”

Mi sono promesso di non estendere troppo il dibattito, e di parlare di Ius Soli e non di immigrazione; ma non posso fare altro che soffermarmi su questo aspetto.

Le tesi secondo le quali l’immigrazione sarebbe una delle ragioni della disoccupazione o della crisi sono del tutto infondate. Le ragioni della crisi si trovano in un modello economico che ha fatto di qualsiasi cosa una merce, finanziarizzando perfino la società. Infatti non parliamo solo di prodotti, ma anche di servizi, e perfino della mano d’opera stessa; oggi tutto è merce, anche il lavoro risponde a logiche di mercato. La crisi economica che viviamo oggi e la crisi del debito usata come giustificazione delle politiche di austerità non trovano le loro ragioni nell’immigrazione, né tanto meno potrebbero essere risolte chiudendo le frontiere. Ho l’impressione che non ci si renda conto della pericolosità di discorsi del genere, e che la Storia non abbia insegnato niente. Il più grande genocidio della storia è nato dall’affermarsi di queste teorie dopo la crisi del 1929.

Il dibattito sullo Ius Soli non è un dibattito sull’immigrazione. Sbaglia chi avanza che genererebbe una crescita dell’immigrazione clandestina. Se fosse così, la Francia sarebbe una destinazione molto più ambita dell’Italia. Se tale fosse lo scopo dell’emigrazione (far nascere i figli fuori per fargli avere la cittadinanza del paese), chi lascia la propria terra non si fermerebbe più di tanto in Italia.

Inoltre, molto spesso lo Ius Soli può declinarsi in più modi: in Francia ad esempio, un bambino per essere francese deve aver vissuto almeno 5 dei suoi primi 18 anni sul territorio francese.

Con lo Ius soli, si dà il diritto di cittadinanza a chi di fatto è italiano a tutti gli effetti (anche se non sulla carta o “nel sangue”). Come già evidenziato prima, chi nasce e cresce in questo paese, assume le abitudini di questo paese automaticamente; e questo anche se gli viene trasmessa la cultura dei genitori.

L’Italia è un paese che storicamente ha avuto influenze molto varie, l’italiano di Milano ha culture e tradizioni diverse da quello di Napoli. Che tipo di criteri si dovrebbe imporre ad un bambino di origine straniera per dargli il diritto di essere italiano, di preferire il risotto al cuscus, o la pizza agli involtini primavera?

Questo futile dibattito sulla pretesa di un’integrazione o di un adeguamento alla cultura nazionale è privo di senso. Le comunità di italiani all’estero, a volte anche dopo più generazioni, hanno mantenuto modi di parlare, di cucinare, di comportarsi tipici dell’italiano più tradizionalista. Questo dovrebbe impedire a questi italiani nati in Francia, Argentina o Stati Uniti di avere la cittadinanza di questi paesi? Chi urla al pericolo quando sente parlare di Ius Soli, spesso è anche chi non riesce a tollerare che gli immigrati ed i loro figli rifiutino di abbandonare la propria cultura per adottare quella italiana a tutti gli effetti. Ma se poi non si vuole nemmeno dare la cittadinanza ad un bambino nato e cresciuto in questo paese, la cui madrelingua è l’italiano, e che conosce la cultura italiana e l’Italia meglio degli italiani all’estero, di che integrazione stiamo parlando?

Un’altra cosa che si sente dire é: “Perché non chiedono al loro paese di origine di aiutarli?”

L’Italia concedendo a milioni di italiani all’estero la cittadinanza e il diritto di voto, garantisce loro un welfare e una protezione sociale? Le tasse che pagano gli italiani aiutano a mantenere le famiglie di italiani all’estero?

Partendo da questa considerazione, si arriva a due conclusioni: la prima è che molti diritti ed un welfare decente non vengono garantiti nemmeno in Italia, soprattutto in questi anni di austerità. Mi verrebbe quindi da consigliare a chi ha paura di farsi rubare i diritti di incominciare a battersi per ottenerli, anziché pensare che concedere diritti ad altri sia un pericolo.

In secondo luogo, perché il paese di origine dovrebbe sostentare a persone che nascono all’estero, vivono all’estero, e magari lavorano e pagano tasse all’estero? Mio padre ha la sua pensione dalla Cassa di pensioni francese, perché è in Francia che ha lavorato e pagato i contributi. Se chiedesse qualche sussidio all’INPS in Italia, avrebbe una risposta positiva? (se sì, fatemi sapere, che fa subito la domanda!)

Un’altra cosa che si sente è che “il dibattito è importante e che non ci si deve lasciar prendere dalle ideologie”. L’argomento può essere interessante. Ma penso che non abbia senso se detto proprio da chi è contrario allo Ius Soli.

 

La questione dell’ideologia

Ho incominciato l’articolo facendo un paragone con chi si oppone allo Ius Soli in Francia. Ho voluto appositamente specificare che solo “parte” dell’elettorato del Front National rimette in causa lo Ius Soli e rivendica lo Ius Sanguinis. Questo dibattito ha addirittura diviso l’elettorato del FN, essendo paradossalmente molti gli elettori che hanno a loro volta qualche origine straniera.

Oggi Marine Le Pen, nuova leader del Front National, parla di “identità nazionale”, di difesa dei “cittadini francesi” contro “il pericolo dell’immigrato” e del “cittadino straniero che ruba il lavoro e il welfare”. Ma non rimette più in causa lo Ius Soli.

Nel  2003, ci fu un dibattito molto acceso sulla questione. Sarkozy, allora ministro degli interni, soprannominato “primo sbirro di Francia”, difendeva con molta efficacia lo Ius Soli di fronte a Jean-Marie Le Pen (il video sotto).

Lo stesso Sarkozy che ha fatto molte leggi contro l’immigrazione e che non è certo un uomo guidato da “ideologie di sinistra”, prese posizioni nette per lo Ius Soli.

Difendere questo diritto non è una questione “ideologica di sinistra”.

Rifiutarlo invece deriva da ideologie che hanno portato ai genocidi della seconda guerra mondiale. Le motivazioni che vengono elencate sul “pericolo dello Ius Soli” ricordano Gobineau, Hitler o Le Pen.

Chi oggi ha paura dell’invasione o ritiene che in tempo di crisi non si possano concedere diritti a chi ha origini straniere, fa un discorso razzista. Bisogna chiamare le cose con il loro nome. Non c’è dibattito possibile. Chi ritiene che un bambino nato in Italia non deve essere italiano se i genitori non lo sono, è razzista.

 

Non si può essere indifferenti

Allora, mi viene per forza da citare Gramsci, con il rischio di sentirmi dire che non parlo con la ragione, ma perché “lobotomizzato dall’ideologia”. Inoltre questo mi ricorda un po’ la Democrazia Cristiana che diceva di Aldo Moro che le sue tante lettere scritte nella “prigione del popolo” fossero il frutto del delirio generato dalla carcerazione. Il paragone può essere inappropriato, ma penso che da parte di molti, quello dell’“ideologia” venga usato come un argomento per rendere priva di senso qualsiasi argomentazione. Le motivazioni e le ragioni della DC non erano le stesse, ma le modalità adottate sì.

Mi viene da citare Gramsci, dicevo, vedendo i tanti eletti del Movimento 5 Stelle che rifiutano di prendere una posizione sul tema. Mi vengono in mente le parole “odio gli indifferenti”. C’è però una differenza tra l’indifferenza di cui parlava Gramsci e quella degli eletti a 5 stelle. Il rifiuto di esprimersi è solo una caratteristica dei peggiori politicanti così attaccati dai grillini. In effetti la non presa di posizione è strategica, è dovuta al rischio da parte del M5S di perdere dei consensi.

Il rifiuto di esprimersi su molti temi trova le sue motivazioni nel fatto che l’elettorato di Grillo è molto variegato, e quindi alcuni temi non devono essere trattati. Si rischierebbe con la questione dello Ius Soli di perdere elettorato tendenzialmente leghista o addirittura fascista. Molti eletti del M5S rifiutano di esprimersi e non fanno altro che pronunciare le stesse dichiarazioni: “valuteremo la questione”, “vedremo”, “faremo un referendum”.

Voglio chiudere proprio su questa proposta che ritengo assolutamente anti-democratica: ricorrere al referendum per fare esprimere i soli cittadini italiani, per decidere della sorte di persone che di fatto non hanno questo diritto, è del tutto anti-democratico.

È come se prima di dare il diritto di voto alle donne si fosse fatto un referendum tra soli uomini, o se prima dell’abolizione della schiavitù si fosse fatto un referendum tra soli bianchi.

Inoltre a dimostrare il populismo e la malafede di chi fa questa proposta, c’è di fatto che la questione dello Ius Soli non potrebbe essere decisa tramite referendum popolare, considerando che la Costituzione italiana non prevede il referendum “propositivo”.

Per qualcuno lo Ius Soli non è legittimo, per qualcun altro i figli di immigrati italiani nati all’estero, in fin dei conti, non sono italiani.

 

Quanti non-cittadini vogliamo? Quante persone senza identità ne diritto alcuno? Quale delle mie due carte d’identità dovrei strappare?

 

di Raphael Pepe

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