Jugoslavia: un Forum Internazionale a quindici anni dalla guerra

A 15 anni dalla guerra alla Jugoslavia, un Forum Internazionale denuncia le mire dell’imperialismo e condanna il lavorio del revisionismo che, proprio nel centenario della Grande Guerra, ancora nei Balcani, alimenta confusione e disorientamento e minaccia la ricerca ed il lavoro per la pace.

La Conferenza Internazionale “Pace globale contro Interventismo globale ed Imperialismo”, organizzata dal Forum di Belgrado per un Mondo di Eguali ed intercettata dal percorso di implementazione del progetto P.U.L.S.A.R. (Project on Understanding and Linkages to Serbs and Albanians Reconcile), sostenuto dalla Tavola Valdese, in occasione del quindicesimo anniversario della guerra imperialista della NATO contro la Repubblica Federativa di Jugoslavia del 1999, ha avuto luogo il 21 – 23 Marzo scorsi, presso il Centro “Sava” di Belgrado, accompagnata da una, assai importante, accurata ed esemplificativa, mostra fotografica ed iconico-testuale, finalizzata, attraverso testi, carte, documenti e numerose fotografie originali, a testimoniare le terribili conseguenze umanitarie, economiche ed ambientali dei 78 giorni di bombardamenti della NATO.

Con il pretesto di un intervento “umanitario” per fermare un presunto genocidio in Kosovo, le azioni della NATO, intervenute senza mandato internazionale, completamente al di fuori della Carta delle Nazioni Unite e contro tutti i più elementari e basilari principi di diritto, legalità e giustizia, hanno ucciso e ferito migliaia di persone, distruggendo e devastando una quantità impressionante di infrastrutture civili.

I danni di guerra sono stimati in oltre 120 miliardi di dollari e il generale statunitense Wesley Clark confermò pubblicamente, all’epoca, l’intenzione, con i bombardamenti, di «riportare indietro la Serbia di cinquanta anni».

Le compensazioni per i danni di guerra non sono ancora state reclamate, sebbene vi siano le condizioni giuridiche e formali per poter innescare tale procedura, e le sentenze emesse dai tribunali serbi, dalle quali risultano condanne, per i capi di Stato e di Governo dei Paesi aggressori, per crimini contro la pace e contro l’umanità, sono state annullate dopo il regime change del 5 Ottobre 2000, passato alla storia come la “Rivoluzione dei Bulldozer”.

Tra i crimini più efferati, ricordati dalle cronache del tempo, ma rapidamente passati sotto silenzio, l’attacco ad un convoglio di albanesi del Kosovo, per il quale, in un primo momento, la NATO aveva cercato di attribuire la responsabilità alle forze jugoslave, che ha provocato la morte di 73 persone, il bombardamento di un treno passeggeri, che ha ucciso 15 persone, il bombardamento contro la sede della televisione serba a Belgrado, che ha causato la morte di altre 16 persone, per non parlare dei bombardamenti e delle devastazioni in città quali Novi Sad, a Nord, e Niš, a Sud. Le foto, spesso strazianti, della mostra, sono testimonianza vivida del carattere umanitario di questa guerra.

Come è stato sottolineato, in maniera concorde e partecipativa, durante tutti i tre giorni di impegno della Conferenza, da parte delle decine di relatori coinvolti e le centinaia di partecipanti, la guerra contro la Jugoslavia non ha costituito un conflitto isolato, ma un precedente e un paradigma, la prima di una serie di guerre imperialistiche di nuova generazione, guidate dagli Stati Uniti, insieme ad alleanze politiche e militari a “geometria variabile” e ad egemonia NATO, fuori o, comunque, a prescindere dal mandato dell’ONU e dal rispetto della Carta delle Nazioni Unite, per la conferma del primato economico e del dominio militare degli Stati Uniti d’America nel nuovo “mondo multipolare”.

Il Kosovo, in qualche modo, ha fatto da modello, se perfino oggi, in relazione alla crisi in Crimea piuttosto che alla degenerazione della guerra in Siria, si continua ad evocare un “modello” o, per lo meno, un “riferimento” Kosovo.

Il piano strategico del dominio USA in un mondo, peraltro, sempre più multipolare, variamente declinato nelle versioni hard alla Bush o soft alla Obama, rappresenta il volto attuale dell’imperialismo statunitense e dei propri alleati, e continua, pur tra difficoltà e battute d’arresto, sino ai giorni nostri, come dimostrano le destabilizzazioni, i cambi di regime e i golpe dolci innescati da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati, ad esempio in Ucraina e in Venezuela. La minaccia non si è esaurita e il cimento delle forze democratiche e di pace è ancora lungo ed esigente.

Gianmarco Pisa

Osservatorio "La terra dell'inaccessibile". Un punto di vista alternativo, e di prima mano, su aspetti, vicende e contraddizioni dell’Europa del Sud-est, i Balcani appunto, per etimologia, “terra dell’inaccessibile”, eppure così vicini e determinanti anche per le storie di casa nostra e le vicende dell’integrazione e del senso stesso dell’Europa.
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