Il Kosovo e l’ennesima campagna elettorale

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Ancora una volta, il Kosovo è in procinto di attraversare un vero e proprio “abbrivio”, tra l’ennesima campagna elettorale, che ormai sta giungendo alle sue battute finali, e che prevede il passaggio del voto anticipato il prossimo 8 Giugno, e il successivo Ramadan, che durerà il mese tra il 28 Giugno e il 27 Luglio, e dopo il quale si annuncia una vera e propria accelerazione, anche nel processo del dialogo bilaterale, tra Belgrado e Pristina.

 

Le campagne elettorali in Kosovo, seguono, da mesi a questa parte, un vero e proprio “schema”: le sollecitazioni istituzionali, da parte del governo serbo e da parte dell’auto-governo kosovaro, rivolte soprattutto ai Serbi del Kosovo, a partecipare, attivamente e massicciamente, al processo elettorale; le forzature surrettizie, attraverso le quali le autorità kosovare puntano ad “utilizzare” la scadenza elettorale e la partecipazione serba in funzione della propria auto-legittimazione istituzionale; le minacce, più o meno velate, più o meno esplicite, da parte serba a “boicottare” le elezioni, da parte albanese kosovara a rafforzare ancora di più il controllo della maggioranza etnica e l’esclusione dalla vita istituzionale delle stesse comunità serbe, tanto più alla vigilia (sempre più rimandata, per la verità) del processo costituente della cosiddetta “Comunità dei Comuni Serbi del Kosovo”, anche questa prevista, tra le altre cose, dagli Accordi di Bruxelles dello scorso 19 Aprile 2013, che hanno formalizzato il dialogo tra le due “capitali”.

 

Alla fine, entrambe le comunità maggioritarie scopriranno, come per una specie di magia del mutuo beneficio, la reciproca convenienza di un processo elettorale aperto e pluralistico e, prima ancora, partecipato ed inclusivo e, consapevoli o meno della cosa, faranno di questo “abbrivio” una lezione di democrazia, in sedicesimo, anche per la cosiddetta “comunità internazionale”, che troppo spesso finisce per guardare ai processi politici ed istituzionali in Kosovo con la lente deformante delle sue proiezioni geo-storiche e strategiche piuttosto che con la – ben più utile – cartina di tornasole delle ricadute pratiche e del miglioramento concreto in termini di condizioni di vita e di convivenza nella regione. La mutualità del beneficio riguarda vari elementi: la maggioranza albanese kosovara sarà chiamata ad esprimere un giudizio sull’operato del governo uscente, guidato da uno degli ex capi militari della guerriglia terroristica dell’UCK, Hashim Thaci, su cui, da più parti, piovono accuse, più o meno veritiere, di corruzione ed autoritarismo, la cui maggioranza si è trovata nel vicolo cieco dell’impossibilità di vedere approvata la trasformazione (peraltro illegittima, vietata dalla risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite) del Corpo di Protezione in un vero e proprio Esercito del Kosovo; la comunità dei Serbi del Kosovo dovrà rispondere invece alle modifiche peggiorative della legge elettorale, che riducono il diritto di tribuna delle minoranze, presentandosi unita alle elezioni per conquistare una “quota di sicurezza” di seggi parlamentari. Tuttavia è difficile fare previsioni sull’esito di queste elezioni.

Da un lato, sembra difficile che il malcontento diffuso nei confronti del partito al potere, il PDK, erede dell’ala militarista dell’UCK, possa tramutarsi concretamente in una significativa sconfitta elettorale, anzi, diversi osservatori, vuoi per il controllo del partito su ampie aree del Kosovo, vuoi per la debolezza dei competitor, scommettono piuttosto su una sua vittoria, più o meno di misura, la portata del successo dipendendo sia dalla affluenza al voto, sia dalla tenuta del movimento politico “Vetevendosje”, la cui campagna demagogica potrebbe sparigliare le acque del processo elettorale. D’altra parte, l’Iniziativa Serba, lista elettorale sostenuta da Belgrado, che tuttavia non esaurisce il panorama delle liste serbe in competizione, punta a confermare il buon risultato delle elezioni amministrative (dove ha conquistato nove su dieci tra i municipi serbi) e ad imporsi tra i Serbi del Kosovo, anche alla luce della forza d’urto sin qui accumulata dal suo principale sponsor, l’SNS del premier serbo, Alexander Vucic, fresco vincitore delle ultime elezioni politiche in Serbia con uno strabiliante 48%. In mezzo, i cittadini: ancora una volta, presi nella tenaglia dell’insicurezza, della disoccupazione e della diffusa povertà.

Gianmarco Pisa

Osservatorio "La terra dell'inaccessibile". Un punto di vista alternativo, e di prima mano, su aspetti, vicende e contraddizioni dell’Europa del Sud-est, i Balcani appunto, per etimologia, “terra dell’inaccessibile”, eppure così vicini e determinanti anche per le storie di casa nostra e le vicende dell’integrazione e del senso stesso dell’Europa.
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