Kuwait: emirato alle urne, l’opposizione boicotta

Oggi nel ricco emirato “petrolifero” del Golfo si tengono delle contestatissime elezioni legislative anticipate, dopo che lo scorso 7 ottobre il parlamento è stato sciolto. Quest’ultimo era in realtà il Parlamento votato nel 2009, dissolto a fine 2011 per brogli e sull’onda della “primavera” kuwaitiana e successivamente riabilitato nel 2012 dopo che quello fuoriuscito dalle urne a febbraio 2012, in larga parte formato da forze opposte alla casa regnante che reclamavano maggiori poteri invocando la Costituzione, è stato a sua volta annullato. Si tratta insomma del secondo scrutinio in 10 mesi e della quinta elezione dal 2006. Ciò mostra quanto Kuwait City stia attraversando da diversi anni una crisi politica senza precedenti, dopo decenni  di relativa calma piatta, aiutata dai proventi dell’oro nero.

In ogni caso nella giornata di oggi ognuno dei 5 distretti elettorali al voto eleggerà 10 membri dell’assemblea, per un totale di 50 rappresentanti sui 65 totali della sola camera del Paese, il Majlis al-Umma. I restanti 15 sono, come il Primo ministro, di nomina regia. Tuttavia tali elezioni si svolgeranno con una novità: un emendamento alla legge elettorale che riduce da quattro a uno solo il numero di voti che ciascun elettore può esprimere. Se l’emiro Shaikh Sabah Al-Ahmad Al-Jabir Al-Sabah ha dichiarato che tale riforma non viola la costituzione e serve gli interessi della popolazione, gli oppositori la vedono come un metodo per avvantaggiare i candidati vicini alla famiglia reale e favorire compravendite di voti e brogli elettorali. E di conseguenza già da settimane invitano a non partecipare alla consultazione.

Proprio ieri il Paese ha visto un venerdì di protesta e invito a disertare le urne con decine di migliaia di manifestanti, guidati da un complesso e frammentato schieramento dell’opposizione, che va dagli islamici della tendenza salafita fino a indipendenti e liberali più filo-occidentali (Qui un’utile “guida” alle forze dell’opposizione kuwaitiana, pubblicato dal quotidiano libanese As-Safir e tradotto in inglese dal sito Al-Monitor).

All’indomani dell’approvazione dell’emendamento alla legge elettorale, alla fine del mese di ottobre, è partito un grande movimento di protesta, molto presente anche sui social network in cui è stato simboleggiato dal colore arancione. L’ondata di proteste era stata però violentemente dispersa con lacrimogeni e granate assordanti dalle forze dell’ordine, schierate in gran numero nella capitale.

Dei 3,8 milioni di abitanti, solo 1,2 milioni sono arabi kuwaitiani e di questi possono presentarsi come candidati eleggibili in circa 450.000. 306 sono i candidati di queste elezioni, di cui 13 donne, in corsa per un Parlamento che si annuncia completamente controllato da esponenti vicini al precedente governo e quindi alla dinastia degli Al-Sabah.

Gli oppositori si aspettano che l’astensione tocchi una punta del 70%, i candidati governativi invocano una partecipazione superiore al 50%. La componente sciita del Paese, attestata tra il 15% e il 30% della popolazione, si recherà probabilmente in maniera massiccia alle urne, considerando il suo tradizionale appoggio all’emiro Al-Sabah. Inoltre questa consultazione cade proprio nel mese di Muharram che ospita la festività religiosa sciita della ‘Ashura, il che dà anche una sfumatura squisitamente religiosa alla mobilitazione elettorale. Ci si aspetta quindi anche un aumento del numero degli eletti sciiti nel futuro Parlamento, che fino alla scorsa legislatura erano 7.

 

L’articolo di Al Jazeera English e quelli di Al-Qabas (Kuwait) e Al-Hayat (panarabo) tradotti dal portale Al-Monitor.

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