La Banca Mondiale punta ed aspetta l’energia rinnovabile in Yemen

Lo Yemen è uno di quei Paesi dalla rivoluzione strozzata, dove il vento della Primavera Araba è soffiato troppo lento per far cadere chi detiene il potere. Rispetto a tutti i suoi confinanti ricchi della penisola araba, la Repubblica dello Yemen non riesce ad ingranare guadagni con la produzione del greggio. Il Governo è paralizzato da un lato dalle rivolte, che comunque hanno destabilizzato il Paese, e dall’altro è fomentato dagli aiuti di USA e Banca Mondiale, che hanno servito progetti per impianti di energie rinnovabili, rimasti però, per l’appunto, paralizzati dalle sommosse dei mesi scorsi. In ballo ci sono milioni di dollari per l’energia alternativa, quella che fa discutere in molti sulla propria efficacia, e che a Al Mokha, prevede la costruzione di  un parco eolico di 60 megawatt.  La produzione elettrica dello Yemen è molto complicata, al momento produce, a livello nazionale, solo mille megawatt, il che vuol dire accontentare la richiesta di solo un terzo dei consumatori. A soffrire sono in particolar modo le persone che vivono nelle aree rurali, dove le interruzioni energetiche sono quotidiane. In tutto questo la Banca Mondiale ha individuato una possibilità di prestiti, quindi di futuri controlli e guadagni. La carenza di elettricità limita molto anche il comparto industriale dello Yemen. L’impianto proposto sembra essere stato già efficace in Iraq, Marocco e Giordania. Quest’impianto in Yemen è stato finanziato dalla Banca Mondiale da già tre anni.

Voice America propone un articolo dettagliato sull’impianto in Yemen

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