La Banca Mondiale sembra riscoprire le cause del declino economico palestinese

Sono note le cause che bloccano la crescita economica della Palestina: una perpetua ricostruzione da attacchi militari e la commistione di interessi strategici israeliani. La Banca Mondiale però sembra essersi risvegliata da un lungo sonno e con un report, redatto in vista dell’incontro che si terrà a Bruxelles in merito al forum sui donatori alle Autorità palestinesi, segnala come le zavorre economiche incidano sulla coesione del popolo.

La Banca Mondiale, verso la quale è giusto provare un sentimento di poca fiducia, invita tutta la comunità internazionale a meditare su come Israele imponga pesanti restrizioni economiche alla Palestina, che deve, d’altra parte, sostenere la spesa pubblica più alta del Medioriente e fare i conti con il calo delle donazioni estere.

Il report indica la caduta del PIL palestinese dal 2010 al 2011 dell’11%, nonostante ciò la Palestina segnala un’imponente crescita dei propri servizi social, sanitari ed educativi, con ingenti investimenti nel settore pubblico, visto che il comparto agricolo è stanato dalle politiche di occupazione israeliane, che, leggendo sempre dal rapporto della Banca Mondiale, priva ai giovani palestinesi di arrivare a competenze lavorative utili alla propria emancipazione.

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