La campagna cinese contro i social media continua

Dopo aver epurato la libertà di espressione da tutti i media tradizionali (giornali, radio, televisioni), adesso il regime cinese cerca di ridurre al silenzio anche i social media, l’unico spazio ancora aperto al dibattito pubblico.

ll giro di vite contro il microblogging era iniziato a dicembre, quando il regime aveva ordinato agli utenti di effettuare la registrazione usando i loro veri nomi. Adesso è l’ora degli scrittori e degli intellettuali ritenuti colpevoli di diffondere “pericolosi” valori occidentali e di costituire una minaccia ideologica al regime.

Il portale di microblogging più diffuso è Weibo, il Twitter cinese che, pur essendo sotto controllo, è l’unico spazio in cui vi è un effettivo scambio di informazioni in Cina. A causa della censura sulle altre forme di espressione, questo social network è diventato l’unico mezzo attraverso il quale le informazioni vengono recepite, commentate e fatte circolare, al punto che anche i media tradizionali ed ufficiali devono fare ricorso a questo strumento per avere un impatto effettivo sul pubblico.

Le autorità cinesi, però, stanno tentando da diversi mesi di controllare questo strumento, prima costringendo tutti gli utilizzatori ad accedere alla piattaforma on-line usando la loro vera identità, e ora cercando di contrastare i cosiddetti opinion-makers, come gli scrittori e gli intellettuali. Il regime cinese, infatti, li considera troppo influenti e ha deciso di chiudere i loro account per cercare di eliminare alla radice i canali che diffondono correnti di pensiero alternative. Il controllo dei media è parte integrante della strategia del regime di mantenere il potere e la stabilità sociale. “La censura ha ucciso l’informazione di qualità e ha contribuito a diffondere una cultura dell’informazione basata sul pettegolezzo“, ha affermato David Bandurski del China Media Project dell’Università di Hong Kong.

Zhang Lifan, un famoso storico, ha detto che la repressione della libertà di espressione è indice della debolezza delle autorità che non hanno fiducia nel loro operato: se i controlli sui blog saranno rafforzati, ha avvisato, le persone inizieranno a passarsi le informazioni per strada. Se anche la libertà di parlare con gli altri verrà repressa, le persone passeranno ai fatti.

Non a caso, il romanziere Murong Xuecun, uno degli intellettuali che si è visto cancellare l’account, ha comparato l’atmosfera che si respira in questo momento in Cina ai periodi che hanno preceduto le campagne contro gli intellettuali dell’era maoista e al 1989, quando la repressione delle proteste studentesche di Tienanmen ha messo fine al breve periodo di discussioni e dibattiti.

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