La “diplomazia del pallone”: la prima storica partita della nazionale kosovara

E’ terminato con un pareggio senza reti l’incontro calcistico di ieri tra la selezione del Kosovo e quella di Haiti. La partita, sebbene, non passerà di certo agli annali per i valori tecnici espressi in campo, lo farà certamente per essere stata la prima apparizione ufficiale  della nazionale balcanica dopo il nulla-osta ricevuto dalla Fifa lo scorso 13 Gennaio.

Di fatto, è stata una vera e propria festa popolare dai contenuti altamente patriottici quella andata in scena ieri alle 15.00 ora locale a Mitrovica, davanti ad oltre 17.000 spettatori tra cui il presidente del Kosovo Atifete Jahjaga, il premier Hashim Thaci, il presidente del parlamento Jakup Krasniqi, il ministro dello sport Memli Krasniqi, il presidente della Federcalcio kosovara (Ffk) Fadil Vokrri. 

Un evento vero e proprio, seguito da oltre un centinaio di media internazionali giunti da ogni angolo del mondo. Prima del calcio d’inizio, le autorità hanno salutato in campo uno a uno i giocatori di entrambi gli schieramenti. Dopodichè stato dato il via ad uno  spettacolo pirotecnico di fuochi d’artificio con i colori della bandiera nazionale del Kosovo (blu e giallo), mentre il noto cantante Liridon Sadriu intonava ‘Io tuo figlio, Kosovo’, famoso motivo patriottico, poichè in base alle disposizioni della Fifa, non  può essere intonato l’inno nazionale.

Questo non é l’unico vincolo imposto dal massimo organismo calcistico internazionale che ha  infatti decretato, almeno momentaneamente, che l‘undici kosovaro non potrà esporre simboli o bandiere nazionali nè affrontare le altre squadre delle repubbliche della Ex Jugoslavia. Su questa soluzione pesa, inevitabilmente, anche il diniego categorico da parte della federcalcio serba, col suo presidente Tomislav Karadžić categorico nel dichiarare che “fino a che le Nazioni Unite non riconosceranno il Kosovo, è chiaro che la loro squadra nazionale non potrà giocare partite ufficiali, né giocare tornei maggiori”.

La provvisorietà e la precarietà di questo status giuridico ha avuto ripercussioni anche sulle convocazioni della nazionale e sulle relative risposte: infatti diversi tra i calciatori associabili alla nazionale balcanica hanno declinato la chiamata del CT Albert Bunjaki tra cui il campione d’Europa per club Xherdan Shaqiri e la giovane stellina del Manchester United Adnan Januzai, mentre invece calciatori che precedentemente giocavano per la selezione albanese hanno scelto di militare in questa nuova squadra.

LaPresse

In ogni caso, questa soluzione di compromesso voluta dalla FIFA rappresenta un ulteriore passo in avanti per le aspirazioni di legittimità e di riconoscimento internazionale del Kosovo, tanto da fare scrivere al quotidiano locale “Koha Ditore” che “La storia è stata scritta con un pareggio”.  Non sarebbe, infatti, il primo caso  in cui lo sport contribuisce a districare delle spinose questioni di diplomazia internazionale e neanche l’unico in questo momento: infatti in contemporanea alla repubblica balcanica stanno richiedendo l’affiliazione agli organismi calcistici internazionali la Repubblica turca di Cipro del Nord e, soprattutto, Gibilterra che ha ottenuto l’ammissione alla UEFA a partire dal maggio 2013 e che in un video di presentazione del suo nuovo stadio internazionale ha promosso il messaggio che “Il calcio ha il potere di mettere i posti sulle mappe”. Proprio quello che si augurano dalle parti di Pristina.

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