La discussa «première» di Hollande nella Tunisia post-Ben Ali

Mentre in Egitto esercito e piazza depongono il primo presidente eletto post-Mubarak, nella culla delle rivolte del 2011, la Tunisia, è in corso la prima visita di un presidente francese dal “nuovo corso” del Paese dopo la caduta di Zin el-Abidine Ben Ali.

François Hollande giovedì e venerdì è a Tunisi ad incontrare i vertici istituzionali, in primis il suo omologo Moncef Marzouki, che è anche leader del partito del “Congresso per la Repubblica” (CPR), alleato di governo di al-Nahda. Al suo seguito, una delegazione di oltre 50 imprenditori e uomini d’affari sono sbarcati a Tunisi. Volontà di partenariati equi o ancora colonialismo economico malcelato?

Non va dimenticato che la Francia non è un interlocutore politico e finanziario qualunque: è l’ex potenza del “protettorato” sulla Tunisia dal 1881 fino all’indipendenza del 1956, dopo la quale Parigi ha continuato a godere nel Paese di un’influenza smisurata, nelle sfere del potere, dell’economia e anche della cultura. Non dimentichiamo neanche che dietro Ben Ali ci sono stati i vari governi francesi, in ultimo quello legato a Nicolas Sarkozy, che non solo ha chiuso un occhio sulla democrazia ed i diritti umani in Tunisia, ma è gravato di diversi sospetti (con altri politici a lui vicini) relativi ad affari poco puliti con l’ex dittatore e famiglia. Michèle Alliot-Marie, ministro degli Esteri nel 2011, si era persino offerta di collaborare con la polizia tunisina per reprimere le manifestazioni popolari. E l’Eliseo e Matignon hanno sostenuto fino all’ultimo il deposto presidente.

Il 4 e il 5 luglio tocca al “debole” François Hollande (che sta vivendo una crescente opposizione alle sue politiche anche in Francia, con picchi minimi di gradimento) riequilibrare le relazioni tra i due Paesi, sulle quali pesano ancora gli antefatti. In discussione c’è tra l’altro, oltre a investimenti di aziende francesi, vari accordi di cooperazione relativi, ad esempio, alla mobilità degli studenti, anche una questione molto delicata: la trasformazione di parte del debito che ha la Tunisia nei confronti della Francia in donazione (misura promessa da Hollande in campagna elettorale).

Fatto sta che Hollande, dopo vari rinvii, arriva a Tunisi in un momento molto delicato: per alcuni, proprio nel momento sbagliato. La sua presenza legittima, di fatto, il potere transitorio tunisino oggi in carica, e ciò crea malcontenti sulle due sponde del Mediterraneo. In Francia molti, anche nello stesso governo e nel Partito Socialista, erano contrari ad una visita (lo riporta anche Libération) che dà man forte al movimento al-Nahda, che non piace a molti francesi sia in quanto islamista, sia in quanto repressivo. Staremo a sentire le dichiarazioni ufficiali di venerdì che il capo di Stato francese farà sulla politica tunisina, ma intanto molti sono i manifestanti che a Tunisi contestano Hollande, scrive L’Humanité.

L’esecutivo, a guida al-Nahda, CPR e Ettakatol, non ha finora risolto i problemi del Paese. Disoccupazione, inflazione, povertà e un diffuso malessere sociale sono all’ordine del giorno. In aggiunta a tutto ciò, la repressione è viva e vitale con le Leghe per la Protezione della Rivoluzione (vicine ad al-Nahda) che continuano le persecuzioni contro artisti, giornalisti, donne e militanti che si oppongono al governo e c’è la ferita ancora aperta dell’assassinio del leader dell’opposizione di sinistra radicale Chokri Belaid.

In discussione c’è poi la nuova Costituzione: l’Assemblea Costituente con forte ritardo ha presentato una quarta bozza a giugno, ancora una volta molto contestata dai progressisti e dalla sinistra, che vi vedono poca garanzia contro le discriminazioni e un peso preponderante dei riferimenti strumentali all’islam. Rispetto a questo tema, fanno molto discutere anche alcune misure inedite dell’esecutivo, come la chiusura delle caffetterie durante il mese di Ramadan che comincerà a giorni.

Intanto, sull’onda delle dimostrazioni in Egitto alcuni attivisti stanno cercando di riproporre in Tunisia un’iniziativa simile a Tamarrud: si raccolgono firme contro al-Nahda e il governo in carica. Questo mentre il presidente Marzouki, che ha assicurato che la nuova Costituzione vedrà la luce da qui all fine dell’anno o al massimo all’inizio del 2014, ha dichiarato che non ci sono le condizioni affinché il regime post-rivoluzionario di Tunisi cada affetto da “contagio” per quanto succede al Cairo.

 

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