La gendarmerie francese arresta quattro dissidenti politici marocchini

Nella giornata di domenica le autorità del piccolo villaggio di Betz, località francese dove il re del Marocco Mohammed VI possiede un castello, hanno arrestato, portato in caserma e poi rilasciato quattro militanti dell’opposizione al regime di Rabat.

Membri del Collectif Pour la Dénonciation de la Dictature au Maroc (“Collettivo per la denuncia della dittatura in Marocco”), lo storico ed esiliato politico (in Francia dagli anni ’60) Abdellah Baroudi, Hassan U Messaoud, l’ex capitano Mustapha Adib et l’ex comandante e scrittore Mahjoub Tobji sono stati fermati con l’accusa di aver messo in atto una manifestazione non autorizzata (tipica giustificazione strumentale anti-dissenso dei gendarmi d’oltralpe, ndr). Gli attivisti per la democrazia si stavano recando a Bruxelles, dove ieri pomeriggio si è tenuta una manifestazione dinanzi all’ambasciata del Marocco per chiedere la liberazione dei prigionieri politici nel Paese e per protestare contro la repressione (contro la stampa dissidente e gli oppositori, in particolare quelli a difesa dell’indipendenza saharawi), il carovita e le violazioni dei diritti umani (come la pratica della tortura, accertata dal relatore Onu e da varie inchieste come questa pubblicata dall’OssIn; qui l’articolo di Osservatorio Iraq)

Prima di prendere il treno i quattro avevano deciso di fare un passaggio simbolico nel paesino di Betz, in Picardia (70 km a nord-est della capitale Parigi), sede del castello del re alawita che i dissidenti rivendicano come proprietà del popolo marocchino (qui l’inchiesta del settimanale d’opposizione marocchino Telquel e qui un articolo del sito bladi.net sulla residenza reale). Questa loro trovata gli è però costata cara: fermo, interrogatorio in caserma e prossima convocazione davanti al giudice per rispondere di questo “reato”.

Già nello scorso ottobre il gruppo di dissidenti aveva provato a mettere in atto un sit-in (con annessa acampada e tende da campeggio) davanti al castello blindato di Betz, ma la prefettura dell’Oise aveva negato il permesso per l’iniziativa per il rischio di «turbamento all’ordine pubblico» (il locale Courrier Picard ne parla qui). Va precisato che il sindaco e gli esercenti di Betz hanno anche forti interessi nel difendere il sovrano Mohammed VI, che dal 1970 con l’acquisto della dimora ha rivitalizzato l’economia del villaggio.

Non va poi sottovalutata, come ci ricorda Demain online, la stretta collaborazione non solo tra la République Française e il Regno del Marocco, ma anche quella a livello molto più personale tra i vertici del Paese del Maghreb e il ministro degli interni Manuel Valls, socialista ma tristemente famoso per la sua politica ultrasecuritaria, per alcune infelici boutades a sfondo razzista (aveva dichiarato che nella sua città c’erano troppi pochi “blancs”) e per qualche atto dal sentore islamofobo (da sindaco di Évry ha fatto chiudere un supermercato halal asserendo che era discriminatorio contro i non-musulmani).

Valls ha infatti ricevuto un’onoreficenza dal Regno di Rabat, che gli ha attribuito ad honorem il titolo di «comandante del wissam alawita» per il contributo all’integrazione nella sua mairie dei cittadini di origine maghrebina e per il suo impegno a favore dell’«amicizia franco-marocchina». Stando a guardare episodi di azione contro i dissidenti come quello di ieri, ci sembra di capire un po’ meglio su cosa sia realmente basata la suddetta«amicizia».

 

Il blog At-tadamun al-Maghrib (Solidarité Maroc) e Mamfakinch.com riportano la notizia, mentre la stampa marocchina, silente, apre sullo smantellamento di una cellula di Al-Qaeda.

Qui la pagina facebook del Collectif Pour la Dénonciation de la Dictature au Maroc

 

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