La giustizia del petrolio: rischiano due anni le tre attiviste contro l’oleodotto Enbridge

Nello stato americano dei Grandi Laghi, il Michigan, meicigama che nella lingua Chippewa significa “grande acqua”, non può non esserci una sensibilità ambientalista diffusa. Ma la patria dell’industria automobilistica americana non può comunque permettersi di protestare contro il petrolio, e il 31 gennaio tre attiviste del MI-CATS, Michigan Coalition Against Tar Sands sono state dichiarate colpevoli nella contea di Ingham per la loro iniziativa contro l’oleodotto di Enbridge.

Le tre protagoniste, Vicci Hamlin, Lisa Leggio, e Barbara Carter, si erano legate l’estate passata a delle macchine scavatrici all’interno dei cantieri della Enbridge. Arrestate con l’accusa di violazione della proprietà privata e resistenza alle forze dell’ordine, sono state condannate qualche giorno fa per il loro reato, e rischiano per questo fino a 2 anni di carcere. Il verdetto segue un fine settimana di azioni dirette contro l’oleodotto di sabbie bituminose di Enbridge, a cui ha partecipato anche un altro membro del MI-CATS, Christopher Wahmohff. Christopher, in questi giorni si sta presentando come portavoce della causa delle tre attiviste all’interno di vari programmi americani (vedi democracy now). A giugno fu a sua volta protagonista di un’altra azione dimostrativa a bordo del suo skateboard, all’interno dell’oleodotto Enbridge, che fortunatamente non si concluse col suo arresto.

Progetto EnbridgeLe tre attiviste invece rischiano due anni di prigione e per ora dovranno rimanere in custodia cautelare fino alla sentenza del 5 marzo. La loro iniziativa di giugno era una protesta contro l’espansione dell’oleodotto di Enbridge, deputato al trasporto di per scisti bituminosi, il greggio più sporco del pianeta, lungo un percorso di circa 750 miglia che dal Canada arriva fino alle coste atlantiche degli Stati Uniti, passando per la regione dei Grandi Laghi del Michigan. Contro questo progetto, nato da una inversione dei flussi in un troncone dell’oleodotto di circa 125 miglia in passato si sono già espresse molte organizzazioni ambientaliste americane, che nel 2012 presentarono 41 mila osservazioni al National Energy board del Canada. L’accusa più frequente a carico dell’azienda fu quella di aver realizzato il pericoloso oleodotto Trailbreaker dividendolo in diversi spezzoni “per evitare un’esauriente analisi ambientale”.

Fiume Kalamazoo

Fiume Kalamazoo

Nel 2010 c’è già stato un tremendo incidente: una fuoriuscita di oltre un milione di litri di questo greggio sporco contaminò il fiume Kalamazoo e tutta l’area circostante. Fu il maggior incidente da sversamento mai avvenuto negli Stati Uniti, che segnò la vita delle 300.000 persone che vivono in quell’area. La messa in sicurezza del fondale del fiume è ancora in atto a tre anni di distanza dal disastro. Ma gli effetti della contaminazione sono ancora sconosciuti alla stessa EPA, l’Agenzia di Protezione Ambientale statunitense.

Vicci Hamlin, Lisa Leggio, e Barbara Carter erano già delle cittadine estremamente attive e solite al volontariato anni prima di unirsi al Mi-CATS. Vicci Hamlin ha 60 anni, ed è un’attivista politica dagli anni ’60. Prima del suo arresto era una consulente sociale per casi di abusi domestici in Indiana. Barbara Carter ha 22 anni, vive a Detroit e lavora in una comunità per senzatetto. E’ stata una militante del movimento Occupy Detroit e viveva a tre miglia dalla raffineria di sabbie bituminose che, secondo i suoi racconti, quasi le impedivano di respirare quando entrava o usciva di casa. Lisa Leggio è una madre single di due figli che sta per diventare nonna. Originaria di Brooklyn, fu attiva come volontaria dopo l’Uragano Sandy, dentro l’organizzazione Occupy Sandy.

Secondo il MI-CATS durante il processo non è stato permesso a queste donne di argomentare come le loro azioni siano state “ambientalmente necessarie” sebbene tutte e tre si ritengano vittime dirette degli effetti sull’ambiente e sulla salute di questa industria. Ma nonostante ciò le attiviste si sono dichiarate soddisfatte della loro azione. Consapevoli che non sarebbe stata sufficiente a fermare i lavori, il loro obiettivo era soprattutto quello di far convergere l’attenzione pubblica sull’ecomostro della Enbridge.

Dopo il verdetto Barbara Carter ha dichiarato: “Sento l’obbligo morale di fare resistenza ai distruttori del mondo e di puntare su di loro i riflettori; mi sento come se non avessi scelta. Non si fermeranno davanti a nulla, quindi sarà nostro compito farlo”. Lisa Leggio ha poi aggiunto: “Guardo i miei figli e penso: cosa sarà lasciato loro? Chi insegnerà loro a lottare per la vita e per la Terra? Quando è che ci alzeremo e diremo basta a queste corporazioni capitaliste assassine e al sistema giuridico che le protegge?”

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