La Libia smembrata, l’insicurezza e un’assemblea costituente

Spesso ignorata dopo la guerra portata avanti dalla Nato e la fine del regime di Gheddafi, la Libia è completamente allo sbando dal 2011. Il governo ufficiale, ancora provvisorio, non controlla le tre aree del Paese, che intanto si presenta in minima parte alle elezioni per la Costituente.

Ancora una volta si ripete il copione di istituzioni pressoché prive di senso e distanti dalla realtà quotidiana di una terra. L’ex jamahiriyya sembra allo stato attuale sostanzialmente divisa in tre entità che si governano autonomamente con le proprie tribù: l’istituzione”ufficiale” supportata dalla comunità internazionale, quel Congresso Nazionale Generale (al-Mu’tamar al-Watani al-‘amm) eletto nel luglio 2012, controlla provvisoriamente Tripoli e una parte della Tripolitania (nord-ovest, confinante con la Tunisia); mentre il Fezzan (sud) e la Cirenaica (nord-est, fino alla frontiera egiziana) sono in mano a gruppi di ribelli antigovernativi.

La Cirenaica, in particolare, ha ben due volte sfidato Tripoli dichiarandosi indipendente, prima nel marzo 2012 ad opera dello shaykh Ahmed Zubayr al-Senussi (pronipote dell’ultimo re prima dell’era gheddafiana, Idris) e poi nel novembre 2013 quando ‘Abd Rabbo al-Barassi, ex comandante dell’aeronautica, ha fondato il governo autonomo di Barqa (antico nome della Cirenaica) ad Ajdabiya, con tanto di 24 ministri e bandiera nera con mezzaluna islamica al centro.

La situazione della popolazione libica, al di là delle beghe politiche legate soprattutto al controllo dei giacimenti petroliferi, è comunque complessa e a rischio, ed un reportage della trasmissione Fault Lines sul canale qatari Al-Jazeera fa il punto sui tre anni dalle insurrezioni anti-Gheddafi e dall’intervento militare Nato, parlando di «Stato di Insicurezza».

Il reportage «Libya: State of Insecurity»

L’instabilità, dalla politica alla vita di tutti i giorni, sembra regnare ancora sovrana nella Libia dell’inizio 2014. Scongiurato pochi giorni fa il rischio di un colpo di Stato, il Congresso Generale Nazionale ha annunciato, in occasione dei festeggiamenti per il terzo anniversario dalle rivolte del 2011, che si terranno presto nuove elezioni parlamentari, senza precisare date.

La popolazione ha reagito con rabbia all’annuncio, anche perché i parlamentari, che avrebbero dovuto terminare il loro mandato il 7 febbraio scorso, hanno in poco tempo organizzato delle elezioni per l’Assemblea Costituente, al solo scopo, sembrerebbe, di allungare di qualche mese il loro mandato, che avevano peraltro provato a prolungare fino a fine 2014 (è difficile che si andrà al voto parlamentare prima di aver terminato la Carta).

La tornata elettorale per eleggere i costituenti si è svolta il 20 febbraio, mentre in alcuni seggi si ripeterà oggi a causa di disordini e problemi nello svolgimento delle operazioni di voto. Solo un milione di cittadini, sui circa sei totali, si è recata alle urne. Non si conoscono ancora i risultati definitivi, ma appare scontato il ripetersi della divisione in due dell’elettorato tra i nazionalisti dell’Alleanza delle Forze Nazionali e gli islamisti, rappresentati dal blocco Al-Wafaa e dal partito Giustizia e Costruzione vicino ai Fratelli Musulmani libici.

In palio ci sono 60 seggi, 20 per ogni regione, ma di questi se ne riempiranno solo 58 poiché i 2 destinati agli Amazigh (“berberi”) resteranno vuoti a causa dell’annunciato boicottaggio del voto da parte di questo gruppo etnico. La nuova Costituente avrà 120 giorni per redigere la Carta Costituzionale (la seconda in Libia dopo quella del 1951), che dovrà poi essere approvata in un referendum popolare.

Al-Monitor fa il punto sul problematico scrutinio di giovedì scorso.

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