La Nuova Guinea Occidentale (West Papua) e la sua voglia d’indipendenza: la lotta contro l’esercito indonesiano

Lorenzo Giroffi

Per non creare incomprensioni a quanto segue, la regione in questione è la West Papua, la cui traduzione italiana è Nuova Guinea Occidentale

Parlare di decolonizzazione e rivendicazioni di popoli consci di una distanza dai confini territoriali imposti dalle convenzioni sembra sempre anacronistico. I manuali, le ambizioni e le attuazioni del diritto internazionale restano volubili in merito all’autodeterminazione dei popoli: l’Indonesia è un esempio degli errori commessi ed ancora in atto di territori incoerenti col volere di chi li abita.

A cavallo del finire della II Guerra Mondiale, l’Olanda perse pezzi del proprio colonialismo e quindi anche l’Indonesia, che conquistò la propria indipendenza.

L’Indonesia è composta anche dalla vasta e paradisiaca regione della Nuova Guinea, che a sua volta è per metà composta dalla Nuova Guinea Occidentale (West Papua): terra di indipendentisti mai domi, ma mai ascoltati, di lotte con l’esercito indonesiano e di non riconoscimento d’appartenenza allo Stato indonesiano. Gli ex coloni soffiavano su tale desiderio, per destabilizzare l’unità e la nuova indipendenza dell’Indonesia, ma negli anni ’60 tale spinta di autodeterminazione fu messa a tacere dai voleri geo-politici di John F. Kennedy, che guardava alla compattezza dell’Indonesia come un freno per il comunismo nel Sud-Est Asiatico, bloccando quel collante regionale. Nel 1969 fu organizzato il classico referendum a mo’ di palliativo. Degli ottocento mila abitanti del West Papua (Nuova Guinea Occidentale) furono consultate solo mille persone, considerate i saggi delle tribù. Il risultato, riconosciuto poi dall’ONU, portò l’area territoriale da colonia olandese a provincia indonesiana. Da quel momento in poi si rafforzarono le posizioni di consenso popolare del Free Papua Organization (OPM), che ha intensificato, seppur in maniera rudimentale (con archi e frecce), la lotta contro l’esercito indonesiano.

Questo conflitto territoriale ed identitario, nonostante non venga raccontato, si svolge all’interno del quarto Paese (con i confini Stato-Nazione in questione) più popoloso al mondo. Le autorità indonesiane non rilasciano cifre ufficiali di questo conflitto, ma secondo il Free West Papua, che ha tenuto una campagna ad Oxford, sono state più di centomila le vittime tra dissidenti e guerriglieri.

Dal 1998 l’Indonesia si è liberata dalla dittatura di Haji Mohammad Suharto, intraprendendo un percorso democratico, ma la Nuova Guinea Occidentale resta un posto dove la militarizzazione è paragonabile ai più classici regimi. Nella regione stanziano trentamila uomini dell’esercito a controllare la popolazione indigena. In questo scenario di brutale repressione, dove chi prova a proporre sparisce o viene assassinato, alla lotta armata si è andato a fiancheggiare il movimento non-violento per l’indipendenza: il KNPB (Papua Occidentale Comitato Nazionale). Questo vede la partecipazione e l’adesione soprattutto delle nuove generazioni, che chiedono un altro referendum per decidere la propria autodeterminazione.

Ormai la concessione dell’indipendenza ai Paesi coloniali risale alla decisione del 1960 dell’Assemblea Generale dell’ONU, ma le manifestazioni di autonomia e distacco dall’Indonesia ci sono ogni giorno, impossibile non ascoltarle.

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