La prima fase del ritiro del PKK è finita, cosa succede ora e cosa c’entra piazza Taksim

Ancora una volta la palla passa Recep Tayyip Erdoğan che, concentratosi sulla grana del parco Gezi, dovrà fare qualche passo indietro anche sulla questione curda. Nel frattempo la minoranza etnica si è fortemente radicata anche nella protesta a difesa del parco.

Era proprio un deputato curdo, del BDP (Partito della Pace e della Democrazia), Sirri Sureya Onder, ad esser stato ferito una volta che, messosi davanti alla ruspa che stava distruggendo il parco Gezi, ha dato l’avvio alla giornata di rivolta. La conferma di come si sia radicata la presenza di curdi all’interno della protesta all’interno di piazza Taksim, la si trova visionando le tante foto che arrivano, le bandiere gialle del BDP sono presenti quasi sempre. Il partito, che ha subito negli anni varie ondate repressive, sta seguendo molto attentamente l’evolversi della situazione nel parco Gezi e partecipa attivamente, trovando così anche il modo di spiegare le rivendicazioni curde non sempre conosciute dai giovani turchi che vivono ad Istanbul, come si spiegava anche in un’intervista concessa dal curdo Sirri Sureya Onder (che viene definito dai manifestanti un po’ il “nonnetto” delle rivolte dagli stessi manifestanti).

Nel frattempo però, mentre Recep Tayyip Erdoğan ha parlato di possibile referendum attorno alla questione del parco, va avanti il discorso del ritiro dei guerriglieri del PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) dal Kurdistan. La prima fase è terminata ha fatto sapere uno dei leader del BDP, Selahattin Demirtaş deputato incaricato di mediare nel processo di pace in corso, che ha spiegato come anche il leader del PKK, Abdullah Öcalan, avesse dichiarato come il ritiro sia stato massiccio. Selahattin Demirtaş ha spiegato anche che il BDP sta sostenendo le proteste del parco Gezi in nome della libertà dei popoli. Quanto alle fasi del processo di pace apertosi per il Kurdistan, ora però è necessario un passo del governo per, come riporta il quotidiano Hurriyet, la democratizzazione del Paese.

La prima fase ha visto il ritiro delle truppe del PKK dalla zona turca per la zona di Harur, Kurdistan iracheno, che lo stesso deputato Demirtaş ha spiegato come si sia svolta senza “alcun problema e senza interruzione” spigando poi come secondo Öcalan ora è il momento di parlare di seconda fase. “Bisogna parlare di un pacchetto di democratizzazione“, non può bastare spiega il deputato del BDP una sola legge, ma una serie di leggi a tutela dei “diritti umani”, “alcune sanzioni sono troppo elevate, sproporzionate” e ciò trova riscontro nell’atteggiamento della polizia e nelle misure, con l’arresto degli avvocati, prese durante le giornate di protesta a piazza Taksim. “I periodi di detenzione sono attuati arbitrariamente” e il deputato spiega come siano circa un centinaio il totale degli articoli che dovrebbero essere modificati al fine di “spianare la strada” al processo di pace con i curdi. Un processo di pace che sembra essersi allargato e che non sembra una “questione curda”.

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