La settimana della Crimea in foto

Questa settimana è stata una delle più convulse nella penisola contesa: cerchiamo di ripercorrere i fatti più importanti per capirci qualcosa in più.

E’ passata una settimana da quando la Russia aveva affermato che era “in pieno controllo della penisola della Crimea”. Sin da subito le truppe russe insieme ai molti cosacchi e alle milizie filo russe, hanno preso il controllo dei due aeroporti di Simferopoli e Sebastopoli (e ora anche delle basi militari). Oggi, invece, ci sono state manifestazioni (sia a favore che contro la Russia) proprio in diverse parti della Crimea, la più rilevante a Sebastopoli dove i manifestanti pro-Ucraina hanno subito l’aggressione di quelli pro-Russia (secondo la BBC, c’erano anche stavolta molti cosacchi) peraltro con “fruste” (un po’ come era stato fatto con le Pussy Riot che protestavano durante i giochi olimpici di Sochi).

Sabato 8, invece, per la terza volta consecutiva sono stati bloccati i delegati dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea (OSCE) che vorrebbero entrare per monitorare su quanto sta accadendo in Crimea. Alcuni uomini con il volto coperto, e che non hanno segni di riconoscimento, stavolta hanno anche sparato in aria (da quanto riportano le agenzie). Movimenti di veicoli militari sono stati registrati nella strada da Kerch verso Sinferopoli.

Venerdì 7, in serata, alcuni uomini armati filo-Russi hanno fatto irruzione in una base militare di Sebastopoli dove vi erano ancora militari ucraini. Non c’è stato alcuno scontro armato e gli aggressori (da quanto riportano i pochi giornalisti presenti, sarebbero stati cosacchi e paramilitari) se ne sono andati via senza comunicare nulla dopo circa due ore di assedio. Ora la base continua ad essere sotto il controllo ucraino.

Giovedì 6, il Parlamento della Crimea ha votato una mozione (approvata con larga maggioranza) in cui si chiede alla Russia l’annessione della penisola. Si voterà così un referendum, il 16 marzo, in cui i cittadini sceglieranno se appunto unirsi alla Russia o ottenere maggiore indipendenza (c’è da ricordare che anche se il territorio è a maggioranza filorussa c’è una numerosa presenza di tatari e filoucraini).

Martedì 4, il presidente russo Vladimir Putin ha parlato in televisione sulla crisi in Ucraina: ha detto che non esclude la possibilità di usare la forza in Ucraina. Ha tenuto a ribadire di come il crollo dei mercati russi (avvenuto nella mattinata) non sia dovuto ai fatti di Crimea. Ed ha affermato che “le nostre azioni sono spesso descritte dall’Occidente come non legittime, ma guardate le operazioni statunitensi in Afghanistan, Iraq e Libia. Le nostre azioni sono legittimate dalle norme del diritto internazionale, perché il presidente legittimo dell’Ucraina ha chiesto il nostro aiuto”. Putin ha sottolineato anche che a Kiev durante le proteste la composizione della piazza era neonazista e antisemita e per questo si dichiara preoccupato e motivato ad un intervento (“se ce lo chiederanno”) come “misura estrema”. Nella stessa giornata Yulia Tymoshenko, invece, intervistata da CNN ha chiesto all’ “Occidente” di “intervenire in maniera decisa dal punto di vista diplomatico” per aiutare l’Ucraina. Il segretario di stato americano, John Kerry, a Kiev ha tenuto ad affermare che anche se gli Stati Uniti condannano fermamente l’azione russa non vogliono cercare lo scontro: “la Russia lasci la Crimea e rinunci all’invasione”.

Nella mattinata accade un fatto alquanto singolare: alcuni militari ucraini si sono presentati (disarmati) davanti alla base aerea di Belbek, a Sebastopoli occupata dai militari russi. I militari ucraini hanno chiesto pacificamente di voler tornare ai loro posti e la risposta della controparte è stata quella di alcuni colpi sparati in aria. Ecco il video:

 

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