La storica condanna inflitta dal Guatemala all’ex dittatore Ríos Montt

José Efraín Ríos Montt, 86 anni, è stato condannato complessivamente a ben ottant’anni di carcere: cinquanta per genocidio e altri trenta per crimini contro l’umanità. È stato riconosciuto come mandante di numerosi massacri contro il gruppo etnico ixil tra il 1982 e il 1984. Si tratta di una sentenza che non ha precedenti, visto che per la prima volta a condannare un ex dittatore per questo genere di reati non è un tribunale internazionale ma il tribunale di uno Stato.

Per il capo dei servizi segreti guatemaltechi durante i sedici mesi di mandato del dittatore, Rodríguez Sánchez, è stata invece decretata l’assoluzione. I legali dell’ex dittatore tuttavia hanno annunciato di voler continuare la battaglia per la difesa già prima di questo verdetto, proclamando la loro intenzione di far ricorso a istanze di giudizio superiori. Il processo quindi non finisce qui, ma la condanna nonstante tutto resta un enorme passo avanti per i diritti umani nel mondo.

I fatti del giudizio, cominciato il 19 marzo, riguardano 15 vere e proprie “mattanze” (al di là della diffusa repressione indiscriminata quando a capo dello Stato vi era Ríos Montt, con esecuzioni sommarie extragiudiziali, violenze gratuite e altro) nel nordest del Paese, che sono costate la vita a ben 1.771 persone, delle quali il 40% sotto i 12 anni − riporta lo spagnolo El País. Motivo dello sterminio, secondo la sentenza, sarebbe stato il sospetto che tra gli ixil vi fossero gruppi legati all’opposizione di sinistra al suo regime, ritenuti perciò da eliminare.

 

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