La Turchia apre all’utilizzo della lingua curda in tribunale, ma solo a metà

Il parlamento turco ha approvato una legge con una duplice lama: da una parte dà speranze ai processi democratici e dall’altra rivela la solita repressione ai danni dei curdi. Si è varata, con 238 voti a favore e 41 contrari, una legge che permette l’utilizzo dalla lingua curda, sino ad ora vietata in occasioni ufficiali, all’interno di sedute in tribunale.

A seguito dello sciopero della fame dei prigionieri politici curdi, il partito di Governo, AKP, ha intrapreso una sorta di dialogo e di aperture. Il capogruppo al Parlamento dell’AKP, Ahment Aydin, ha dichiarato che questo tipo di misure sono utili affinché la Turchia possa avvicinarsi completamente ai parametri democratici europei.

Della norma ha immediatamente approfittato il sindaco di Batman (zona dell’area turca dove risiedono molti curdi), Nedjet Atalay, accusato di vicinanza al movimento politico KCK, che per le autorità turche è cellula terroristica. Il sindaco si sta difendendo nel processo utilizzando la lingua curda, tramite un avvocato che traduce la testimonianza in turco.

Il curdo, come lingua ed identità culturale, non è mai stato riconosciuto dal Governo turco, ma addirittura dal 1991 una legge proibiva ufficialmente il suo utilizzo, a differenza delle altre minoranza che in qualche modo avevano questa possibilità, come i greci, gli armeni e gli ebrei. Un professore di legge dell’Università di Diyarbakir, Vahap Coskun, però mette in guardia dal recente provvedimento, che è molto restrittivo nelle sedute processuali, perché permette l’utilizzo del curdo solo in due fasi: durante l’annuncio del rinvio a giudizio e la consultazione nel merito. Dunque è ancora proibito per i curdi usare la propria lingua madre durante il fermo di polizia e tutti i procedimenti dell’azione penale. Inoltre, come ricorda Coskun, per potersi esprimere in curdo, in quelle due fasi processuali, c’è bisogno che l’imputato abbia a proprio carico economico il traduttore :“Questo è contro la democrazia e la giustizia”. 

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