La voglia di esteri e un autobus di periferia

Domenico Musella @nico_musella

Una scena dalla periferia nord-ovest di Napoli, pochi giorni fa. Autobus sgangherato, di quelli tenuti insieme con lo scotch e le pezze, che la strada te la fanno sentire tutta addosso in un turbine di vibrazioni: sanpietrino per sanpietrino, buca per buca.

Normalmente, quando non ti isoli con le cuffie del lettore mp3 o non sei troppo impegnato a respirare e tenerti in vita con 100 persone in una vettura che ne contiene 30, ti capita di sentir parlare di casatielli, di calcio, dell’ultimo telefonino o dell’ultima borsa, del lavoro e delle tasse. Tra un’incazzatura per i pullman che perennemente latitano e un’invettiva contro il sindaco.

Ma succede un giorno che ascolti anche altro…

Due comunissime signore napoletane, a voce medio-alta, parlano tra di loro così (riporto la conversazione tradotta in italiano per i non dialettofoni, con solo qualche termine lasciato in originale):

 

Signora 1: Hai visto, hanno cominciato da stamattina a parlare della Corea del Nord? Vogliono attaccare gli Americani…

Signora 2 (tentando di tergiversare sul nostrano): Qua stiamo inguaiati (una di quelle parole espressive che solo il dialetto di queste parti ti può rendere), dove li trovano questi qua i soldi per le armi? (in un impeto di grillismo anticasta)

Signora 1: Ce li hanno, ce li hanno, per le armi li trovano sempre ‘e denare. Poi siamo noi che gliele vendiamo le armi agli altri Paesi…

Signora 2: Ah sì?

Signora 1: Certo, secondo voi a Ilaria Alpi perché la uccisero? Perché aveva scoperto che era l’Italia che vendeva le armi alla Somalia…

 

Ecco, questo breve dialogo (vero) ci dimostra quanto sia falso che la gente vuole solo programmi demenziali e notizie di gossip. Ci fa crollare tutto d’un colpo il teorema predominante secondo cui “chi fa informazione si deve adattare a quello che il pubblico vuole”, dando per scontato che la gente voglia le solite fesserie che ci propinano.

Smettiamola di sminuire le persone e di ritenerle delle scatole vuote da riempire della solita solfa. Le persone hanno sete di conoscenza, d’informazione, anche dal resto del mondo.

E finché non gliela forniamo, anche in un’epoca di profonda crisi culturale, si arrangia come può.

 

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