Latinoamerica, integrazione e “rivoluzioni” viste dalla Bolivia

«Questo è il momento delle rivoluzioni latinoamericane, ma nessuna può avanzare da sola»: è questa l’opinione del vicepresidente della Bolivia Alvaro Garcia Linera, intervistato da Geraldina Colotti a margine del «X incontro degli intellettuali, artisti e combattenti sociali in difesa dell’umanità» a Caracas, Venezuela.

All’inviata de il manifesto (qui il testo dell’intervista) Linera ha parlato dei lasciti di Hugo Chávez per il Continente sudamericano, dell’integrazione verso la quale stanno sempre più tendendo molti degli Stati, anche con accordi di scambio solidale, e della democrazia in America del Sud. Il numero due di Evo Morales, il presidente indigeno della Bolivia plurinazionale ex coltivatore di coca, di umili origini così come José Mujica, il presidente dell’Uruguay di cui si occupa un approfondimento di FirstLine Week di questa settimana, ribadisce l’impegno del suo Paese per portare avanti le politiche di cambiamento messe in atto da qualche anno a questa parte.

Politiche all’insegna dei beni comuni, dell’autodeterminazione dei popoli, dell’indipendenza dai grossi capitali finanziari e dal neoliberismo. Il modello verso cui si aspira sembra essere quello di uno «Stato continentale composto da più nazioni», che possa essere unito ed avere un ruolo di primo piano nello scenario geopolitico mondiale. Un po’ come il tanto declamato (e mai concretamente perseguito) progetto degli «Stati Uniti d’Europa» prefigurato per il Vecchio Continente. Un’unità che sia prima di tutto politica e tesa al cambiamento, e non esclusivamente economica e appannaggio di pochi ricchi.

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