L’autobomba di ieri esplosa in Libano

Michele Giorgio nelle colonne del Manifesto di oggi l’ha definito come quella che “poteva essere la strage del Ramadan” mentre i quotidiani libanesi scrivono sempre oggi di come l’autobomba non sia altro che lo spettro di un conflitto che incombe sul Libano.

Ieri è successo che un’autobomba è stata posta poco primo di mezzogiorno nella periferia meridionale di Beirut in Libano, una delle roccaforti di Hezbollah, non ci sono stati morti ma i feriti ne sono almeno una cinquantina, secondo il ministero della Salute che ne riporta circa una decina in una situazione grave. Come ricordava Michele Giorgio, l’attentato è stato fatto proprio nel primo giorno del mese sacro del Ramadan per i molti musulmani del Libano con un esplosivo, del peso di circa 40 kg. L’esplosione ha causato solo danni materiali e secondo esperti militari, lasciando un cratere largo 2 metri e oltre 2 metri di profondità dove almeno 15 veicoli e intorno al parcheggio sono stati completamente distrutti.

Chi era sotto il mirino degli attentatori era Hezbollah e che come dice uno dei capi del partito islamico sarebbero stati “mirati politicamente perché ha affrontato il progetto USA-Israele nella regione” anche se appunto anche tutti i feriti erano solo civili. La zona colpita si tratta della “tentacolare periferia di Beirut” dove Hezbollah ha molti uffici e sostenitori, il partito si trova nel mirino, precisiamo le dichiarazioni precedenti, dopo la sua partecipazione (che talvolta è risultata anche decisiva) nel conflitto siriano a fianco del suo alleato di sempre Bashar al-Assad.

 

 

L’attento ha “sorpreso” e colto impreparato anche il leader del partito sunnita “Movimento del Futuro”, Saad Hariri, uno dei principali attori politici rivale di Hezbollah mentre subito il ministro della Difesa israeliano, Moshe Yaalon, ha dichiarato come Israele non sia coinvolto: ”si tratta essenzialmente di una lotta tra gli sciiti e i sunniti, anche in Libano”. Come si ricorda, infatti, nelle colonne del Manifesto è stato proprio Israele l’ultimo stato ad aver attaccato con tale potenza quei sobborghi nei quali si sta avvicinando un conflitto, anche se, come riporta The New York Times, poche ore dopo il bombardamento i residenti avevano ripulito le strade ed erano già tornati alle loro faccende: “Le persone non hanno paura” ha detto il signor Nooreddin. ”Per quelli che hanno combattuto razzi israeliani, questo sono solo fuochi d’artificio.”

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