Le elezioni in Iran, l’interventismo di Obama e la crisi siriana

Gli scenari in medioriente sono pronti a rimodellarsi od a stabilizzarsi su due importanti fronti: le elezioni in Iran e la guerra civile in Siria. Su entrambi i fronti l’amministrazione statunitense di Obama ha, non in maniera sottile e silenziosa come negli ultimi anni, espresso un impetuoso giudizio.

Sulla intricata matassa dei piani nucleari iraniani, le sanzioni internazionali all’Iran ed il fiato sul collo dell’intera area geopolitica, il segretario di Stato statunitense, John Kerry, ha dichiarato, con sprezzo rispetto ai meccanismi elettorali iraniani, che qualunque candidato sarà eletto nulla cambierà in merito alla strategia nucleare dell’Iran. Questo perché ogni decisione in merito, a suo dire, è nelle mani della guida spirituale del Paese, l’Ayatollah Khamenei.  La risposta di Ali Khamenei è stata decisa: “Al diavolo chi non crede nelle nostre elezioni. Se la nazione dell’Iran avesse aspettato la tua fiducia, sarebbe rimasto un Paese arretrato”. L’Ayatollah ha anche invitato tutti gli iraniani a recarsi alle urne e di non organizzare scioperi, per non dare credito ai “nemici”. Infine ha dichiarato che non è importante il presidente dell’Iran, ma il bene dell’Iran.  

La Casa Bianca nelle ultime ore si è espressa anche su un rapporto dettagliato fornito dall’intelligence statunitense in merito all’uso del gas sarin da parte delle truppe del regime siriano, che avrebbero causato tra le cento e le centocinquanta vittime. Con il premio nobel ormai alle spalle, il presidente Barack Obama ha già sulla sua scrivania i sondaggi dell’opinione pubblica sul possibile intervento USA in Siria.

Alle porte del G8 in Inghilterra, Obama, secondo uno schema consolidatosi nel tempo, ha annunciato l’appoggio politico e militare ai ribelli dell’esercito di liberazione, che si stanno battendo contro il regime di Bahsar Al Assad. Dal Pentagono trapelano anche indiscrezioni in merito agli alti ranghi dell’esercito statunitense, non proprio d’accordo con tale strategia, perché pensano sia una mossa fuori tempo, visto che al momento i ribelli siriani sono affiancati da truppe militari di integralisti islamici vicini ad al Qaeda.  L’intervento a stelle e strisce potrebbe riguardare una no fly zone oppure l’invio di un contingente internazionale.

Elezioni Iran

Abbiamo già scritto dei candidati, al momento i più papabili sono il sindaco di Tehran, Mohammad Baqer Ghalibaf ; il clericale Saeed Jalili, che ha condotto i negoziati sui piani nucleari; Hassan Rowhani, che è stato fortemente sponsorizzato da un vecchio presidente iraniano, Ali Akbar Hashemi, settantottenne, che ha riprovato a presentare la propria candidatura, negatagli però  dal concilio per motivi anagrafici, almeno questa la motivazione ufficiale.

Rowhani è il candidato che più si è espresso in merito ai diritti umani e soprattutto per quelli delle donne. Proprio su quest’ultimo candidato sembra riversarsi la scia dell’energetica e dolorosa onda verde del 2009, quando fu rieletto Mahmoud Ahmadinejad, a seguito di contestatissimi scrutini.

Qui (sotto è disponibile l’anteprima) un’interessante mappa interattiva, che racconta gli umori che si celano nei singoli angoli delle piazze elettorali iraniane

Ai comizi di Rowhani infatti partecipano tutti quelli che hanno lavorato per un’opposizione a questi ultimi anni di Governo, scegliendo il colore lilla, per riconoscersi ad ogni incontro. Ogni volta che Hassan Rowhani ha affrontato discorsi sui diritti si sono viste scene di folla che innalzava cori per il leader d’opposizione dell’onda verde, ora ai domiciliari, Hossei Mousavi.

Le parole di Rowhani sono tutte legate al rilascio di attivisti e propense ad una politica più aperta alla gente.  Tuttavia in questa corsa presidenziale c’è il disincanto di tutti quelli che furono coinvolti nelle proteste del 2009, che rimasero poi isolati e senza soluzioni di continuità . Molti di loro, probabilmente, hanno deciso di non recarsi proprio alle urne.

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