Le ucraine Femen strette tra Putin e le femministe musulmane

Domenica la protesta alla Fiera di Hannover contro Vladimir Putin, che beffardamente dice di aver gradito l’azione per la visibilità che ha dato all’evento. Sabato il Muslimah Pride Day, la presa di posizione delle donne musulmane contro le modalità e il senso della loro azione. Le Femen in questo fine settimana hanno prestato il fianco a numerose critiche dagli stessi ambienti femministi.

In pochi giorni sono clamorosamente venuti alla luce due dei principali punti di debolezza che un pur coraggioso e dirompente movimento come quello delle Femen presenta , e che avevamo accennato recentemente su queste pagine nel resoconto di un dibattito sul tema tenutosi a Parigi: il “neocolonialismo” e la strumentalizzazione mediatica.

Spieghiamoci meglio.

Il gruppo Femen la scorsa settimana ha portato avanti a livello europeo tutta una serie di azioni per accendere i riflettori sulle sorti di Amina Tyler, la ragazza tunisina che ha utilizzato il 19 marzo il proprio topless, emulando le ucraine, per lanciare un messaggio a favore della liberazione della donna nel suo Paese. Ritenuta da famiglia e istituzioni fuori di senno, allo stato attuale non si sa dove essa sia. In solidarietà ad Amina le Femen hanno organizzato dimostrazioni eclatanti come il rogo della bandiera salafita davanti alla Grande Moschea di Parigi culminate nell’International Topless Jihad Day, una giornata di mobilitazione, il 4 aprile, davanti alle sedi diplomatiche della Tunisia e alle moschee, con il motto Titslamism e parole d’ordine come “liberiamo gli oppressi”, “il mio corpo contro l’islamismo”.

Tali eventi hanno tuttavia suscitato una forte reazione delle donne musulmane, in Paesi arabo-islamici come altrove. Secondo queste ultime le femministe ucraine e le loro supporter internazionali si sono indebitamente arrogate il diritto di parlare in nome e per conto delle donne di religione islamica, portando avanti istanze di “emancipazione degli oppressi” che loro non hanno richiesto né delegato a nessuno, e perdipiù condannando in toto una religione come oscurantista e utilizzando forme di protesta (non solo i seni nudi, ma le parole e gli atti contro simboli religiosi) ritenute offensive.

Da qui è nato un forte movimento di protesta contro le Femen, ritenute «imperialiste» e «colonialiste» nel loro intento di imporre la propria visione del femminismo e dell’emancipazione e facendosi carico di un “fardello” che rimanda molto a quello dell’ “uomo bianco” che tanti danni ha portato nel mondo. Sono nati un gruppo facebook Muslim Women Against Femen ed una giornata di mobilitazione internazionale, il Muslimah Pride Day (caratterizzata dall’hashtag di twitter #MuslimahPride) tenutasi sabato 6 aprile, in cui le donne musulmane si sono organizzate per far sentire la loro voce attraverso testimonianze e foto con cartelli (qui una gallery raccolta dall’Huffington Post), anche provocatori, contro le «controproducenti» azioni delle Femen e contro il loro «utilizzo delle donne musulmane per rafforzare l’imperialismo occidentale» e una visione distorta dell’islam. Le donne musulmane hanno da parte loro rivendicato la possibilità di un’emancipazione all’interno di un quadro culturale differente, anzi, andando più oltre hanno anche affermato l’inesistenza di un problema di emancipazione, affermando «Non ho bisogno di essere liberata!» (interessante in questo senso è la riflessione del blog Abbatto i Muri). In questa maniera si è resa anche giustizia a decenni di studi e dibattiti nella umma, la comunità mondiale musulmana in contesti a maggioranza musulmana così come tra i musulmani in Europa e Nord America, in cui è emersa una vera e propria corrente di femminismo islamico.

Sul fronte della strumentalizzazione mediatica di un movimento di protesta provocatorio come le Femen, emblematiche sono le parole del presidente russo Vladimir Putin (già oggetto dell’azione di un altro gruppo femminista, il collettivo punk Pussy Riot), che ha detto con la sua consueta arroganza: «La protesta mi è piaciuta, ha dato visibilità alla Fiera». Il riferimento è all’azione di domenica sera in occasione dell’apertura della Fiera di Hannover, a cui Putin è stato invitato e accolto con tutti gli onori dalla cancelliera Angela Merkel. Nonostante la poca affidabilità della persona che l’ha pronuncia, tale affermazione fa riflettere sul possibile effetto controproducente che una protesta in topless, per quanto coraggiosa, può scatenare. Può finire per adattarsi al sistema-spettacolo contro cui vuole lottare, e anche contro l’immagine della donna che costantemente i media diffondono. Può alimentare lo sfruttamento e la mercificazione di quel corpo femminile che invece è con determinazione utilizzato come arma per costruire una società che consideri le donne al pari degli uomini (come oggi non avviene). Come alcuni avvertono, sono problematiche che nel contesto dell’Ucraina il gruppo delle Femen non si è posto, per un’evidente differenza di background. Tuttavia, con l’internazionalizzazione spinta del movimento che ora è una realtà, è necessario che tali interrogativi vengano quantomeno alla luce.

 

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