L’Egitto dopo il golpe: gli ultimi morti, il gruppo terrorista, i salafiti, el Baradei e il nuovo presidente

La situazione in Egitto è sempre più incresciosa dopo quello che, anche dalla stampa estera, è stato chiamato “colpo di stato”: c’è da eleggere anche solo un presidente temporaneo ma la cosa non sembra semplice, nel frattempo per le strade si continua a morire sotto i colpi di proiettili veri sparati dai sostenitori di Morsi. Facciamo un po’ di chiarezza e vediamo cosa si dice in giro…

Il ministero della salute ha reso noto il bilancio degli scontri di ieri: sarebbero 35 i morti (anche se le ultime ne riportano 42) e più di 500 feriti dopo che esercito, ma stavolta anche la polizia, come riporta il quotidiano egiziano Ahram Online, avrebbero attaccato i manifestanti pro-Morsi durante le loro manifestazioni al Cairo, zona di Nasr City. I Fratelli Musulmani sostengono che i suoi membri sono stati attaccati mentre tenevano un sit-in davanti alla Guardia Presidenziale, dall’altra parte l’esercito ha risposto affermando che un “gruppo terrorista” stava cercando di prendere d’assalto la caserma. Secondo le varie agenzie straniere che ricostruiscono gli ultimi scontri un gruppo di civili pro Morsi sarebbe stato disperso da gas lacrimogeni dopo che quest’ultimo stava cercando di attaccare una caserma, dal momento in cui i manifestanti pro Morsi sono stati attaccati, si sono visti sparare colpi di arma da fuoco dai “civili”.

Rispetto alla definizione “gruppo terrorista”: anche molti giornali italiani hanno riportato questa definizione associandola ai manifestanti armati pro Morsi. Diciamo che non è cosa del tutto sconosciuta che la fratellanza avesse un apparato paramilitare che lo sostenesse, ma ciò già da molto tempo, c’è da ricordare infatti come nelle manifestazioni anti Morsi dalla fine dell’anno scorso ad oggi sono state spesso aggredite da uomini armati e molti manifestanti antigovernativi sono stati “sparati alle spalle”. Parlare ora di un “gruppo terrorista” magari potrebbe evocare strane associazioni e talvolta anche superficiali, sarebbe piuttosto più corretto di parlare di un coinvolgimento della criminalità e talvolta al soldo dei Fratelli Musulmani. Di “gruppi terroristici” allora bisognerebbe parlare quando appunto gruppi estranei alla piazza organizzano stupri di massa. Da una parte quindi ancora i pro-Morsi che hanno ribadito che continueranno con le proteste fino a quando non tornerà Morsi al potere e sono loro che utilizzano armi e sparano contro gli avversari, dall’altra gli anti Morsi che si radunano a migliaia ancora a piazza Tahrir, come ieri.

E’ l’opposizione che ha anche il compito di gestire la transizione e in una situazione che non è delle migliori con anche questi ultimi episodi di violenza, in tutto ciò c’è il ruolo molto ambiguo del partito salafita del Nour Party. Il partito salafita prima era parte integrante del governo Morsi, poi si è piano piano ritirato con le graduali dimissioni di membri del governo (rubando anche il consenso dei Fratelli Musulmani che erano scettici del governo Morsi) e poi è stato artefice della destituzione dello stesso Morsi ma senza “isolarsi” dai Fratelli Musulmani. Sul piano ideologico secondo i salafiti il governo Morsi non avrebbe credibilità perché non ha inserito la legge islamica nella Costituzione, nel piano pratico loro insieme ai vari altri partiti liberali erano parte integrante della roadmap che l’Esercito aveva scandito con il “colpo di stato” solo che ora in risposta a quest’ultimo “massacro” il portavoce del partito salafita, Nadder Bakkar ha detto che Nour “ha deciso di ritirarsi immediatamente da tutte le trattative” come riporta anche la BBC.

Era stato secondo alcuni, secondo altri l’Esercito, proprio il partito salafita (che alle elezioni di novembre si era aggiudicato ben il 17,5%) ad esser contrario all’elezione di Muhammad al-Barade’i lui che è stato direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) nonché Premio Nobel per la pace nel 2005 ed è stato per anni l’ambasciatore del suo paese presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite, perché considerato uomo degli Stati Uniti. Se El Baradei (scritto all’italiana) da una parte è criticato per il suo esser vicino agli Stati Uniti ci sarebbe da ricordare proprio come da una parte abbia studiato in America ma come sia anche un uomo un po’ scomodo per gli stessi occidentali conoscendo proprio i loro punti deboli e le loro magagne: come direttore generale dell’AIEA, ha sempre sostenuto che non ci sono mai state prove che l’Iraq abbia utilizzato materiale nucleare per finalità belliche, muovendo varie critiche nei confronti degli USA di George W. Bush che ha attaccato proprio l’Iraq con la scusa delle armi nucleari. Unico dato di fatto però è che El Baradei non è amato a piazza Tahrir e non molto per il suo rapporto con gli Stati Uniti, quanto più per l’assenza dall’Egitto e per il ritorno solo a rivoluzione quasi fatta (nel 2011) e poi per il fatto di esser diventato il leader di una piazza che non ha mai effettivamente conosciuto (si è sempre presentato in piazza con una grossa scorta, a Tahrir ci hanno detto che era impossibile avvicinarsi per parlargli).

A questo punto il capo della Corte Costituzionale, Adly Mansour, che ha sostituito Morsi come “presidente” momentaneo, ha continuato a promettere che vorrà organizzare delle elezioni a breve termine. Chi potrà sostituirlo ancora non è chiaro: a questo punto si defila l’ipotesi El Baradei (che per una volta non si era tirato indietro) il secondo nome che si sta facendo è quello di Ziad Bahaa El-Din il fondatore del partito socialdemocratico. Staremo a vedere.

Di seguito un video sul prossimo presidente…

 

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