L’estate italiana: il momento migliore per togliere i diritti e imporre le decisioni

Si sa, la minore attenzione alla vita pubblica dovuta al clima estivo è da sempre pretesto privilegiato, per gli amministratori e gli affaristi dello Stivale, per portare avanti i loro piani distruttivi. Una piccola rassegna di alcune italiche scelleratezze nella bella stagione, quando la già imperante indifferenza per la vita comune diventa totalizzante.

Mentre il circo mediatico propone con insistenza una morbosa attenzione alle vicende del nuovo erede al trono di Gran Bretagna ed ai suoi nomi, e allo stesso tempo un presidente della Repubblica con fare da monarca intima di non pensare a soluzioni alternative al governo “di scopo-di servizio-di larghe intese-che piace alla finanza europea-che non piace al Paese”, nelle istituzioni ci si dà da fare, quasi indisturbati, per scelte che sarebbero definite scellerate se davvero fossero ben conosciute. Eccone alcuni esempi:

 

La Tav Torino-Lione Le grandi imprese coinvolte, i poteri forti, anche la maggior parte del parlamento sono ostinati a portare avanti il progetto di questa inutile e dannosa ferrovia a tutti i costi. Una linea che persino la Francia, all’altro capo del tragitto, ha rimandato: il progetto è stato bocciato dalla Corte dei Conti e rimandato a data da destinarsi dalla Commissione Mobilità, l’accordo con l’Italia è in discussione all’Assemblea Nazionale (come riporta anche un articolo del blog Mazzetta). Il parere della popolazione della Val di Susa, supportata da una vasta solidarietà nazionale e internazionale, non è minimamente tenuto in considerazione. Anzi, in quest’estate in cui si ripropone l’iniziativa del campeggio No Tav si ripropone, in maniera sempre più feroce, la repressione dei cittadini che sono contro il cantiere. Culmine è stata la serata del 19 luglio, in cui una pacifica passeggiata dei resistenti nella “zona rossa” ha visto lo scatenarsi senza senso di una violenza gratuita da parte delle forze dell’ordine: un’operazione ben organizzata della polizia nei boschi ha causato svariate decine di feriti e sette arresti, con in più le pesanti testimonianze di Marta (in un video consigliato sulla nostra homepage), attivista pisana brutalmente aggredita e violentata dalla celere, e di Mattia, malmenato per due ore e poi rilasciato. Hanno contribuito a questo clima da dittatura la sapiente campagna stampa di criminalizzazione del dissenso alle grandi opere imposte dall’alto e le vergognose dichiarazioni di un esponente Pd su twitter (come vi abbiamo raccontato nei giorni scorsi sul nostro sito e sulla pagina facebook).

 

Il MUOS Sempre in tema di opere non volute dalla popolazione ma imposte da alte sfere internazionali, in questa calda estate è apertissima la questione del MUOS, impianto satellitare militare che le forze armate Usa, con il servile beneplacito delle istituzioni del Bel Paese, vogliono costruire nella riserva naturale di Niscemi, nella provincia siciliana di Caltanissetta. Per oggi era atteso il pronunciamento della Corte di Giustizia Amministrativa (Cga) della Regione Siciliana sull’appello portato avanti dal Ministro della Difesa Mauro contro il parere del Tar favorevole alle prescrizioni del dirigente generale del dipartimento Ambiente della Regione, che come promesso avevano revocato l’autorizzazione alla Nato-Usa di costruire la base radar. Se non fosse che giusto ieri la giunta del presidente Crocetta ha giusto in tempo deciso una “revoca della revoca”, comunicando al Ministero e ai vertici Nato in Italia il via libera a riprendere i lavori nel cantiere. I vertici della Difesa avevano promesso che in caso di provvedimenti del genere avrebbero interrotto la propria azione legale, facendo venir meno il procedimento di giudizio della Cga. Il dietro-front della Regione, apparentemente clamoroso, era tuttavia nell’aria secondo i più esperti: Antonio Mazzeo, in un articolo su Pressenza, prima della decisione aveva riportato i dubbi dei No-MUOS sul comportamento dell’ente, che si era opposto all’appello del Ministero senza produrre documenti, un evidente segno di disinteresse sull’esito del giudizio. Come se non bastasse, la Regione ha motivato ieri la sua decisione basandosi sulle stesse “carte false” prodotte dal Ministero della Difesa: due pareri ‘tecnici’ sull’impatto ambientale e sanitario del Muos pieni di omissioni sui reali danni di tale opera. E la violazione dei diritti degli abitanti di Niscemi e di chi è contario al radar militare (che non si arrendono: oggi occupato il Consiglio Comunale, manifestazione, sit-in e conferenza stampa a Palermo davanti alla Cga), è servita!

 

Gli F-35 Anche qui una diffusa opposizione nel Paese non impedisce al trittico Usa-istituzioni italiane-lobby economiche (in particolare delle armi) di imporre una decisione scellerata agli italiani: l’acquisto di 90 cacciabombardieri Joint Strike Fighter F-35 della multinazionale Lockheed-Martin al prezzo (preventivato per ora, senza considerare gli infiniti costi di gestione e manutenzione) di 14 miliardi di euro. Lo scorso 16 luglio il Senato della Repubblica ha approvato una mozione identica a quella approvata qualche settimana prima dalla Camera dei Deputati e respinto quella anti-F35 di Sel e M5S. Il testo ipocrita Pd-Pdl-Scelta Civica, promosso dal governo Letta col beneplacito dei vertici militari tra i quali il Consiglio Supremo di Difesa presieduto dal presidente della Repubblica Napolitano, conferma di fatto l’acquisto degli aerei da guerra ma con la beffa che si somma al danno. Nella mozione infatti è stata insinuata una ridicola parvenza di democrazia, nella riga secondo la quale l’Italia si impegna a “non procedere a nessuna fase di ulteriore acquisizione senza che il Parlamento si sia espresso nel merito“. Tale dicitura è stata propagandata come passaggio decisionale decisivo che passa dal Governo al Parlamento, ma mai come nella situazione attuale ciò si dimostra finto: un Parlamento dominato dalla grosse koalition “necessaria” che esprime l’esecutivo non si capisce come possa prendere decisioni diverse, ed infatti non le ha prese (salva la coraggiosa e sporadica voce contraria di qualche singolo esponente Pd). Si aggiunga a ciò, in tema beffa, la ridicola dichiarazione del ministro Mauro che ha dichiarato gli F35 “senza alternative” e “strumenti di pace”, oltre che il pretestuoso comportamento del presidente del Senato Pietro Grasso, che ha richiamato il senatore pentastellato Cotti a togliere la giacca con i colori pacifisti durante la dichiarazione di voto.

 

Il bavaglio per il web Non bastasse tutto ciò, sempre nel momento in cui il caldo attutisce l’opinione pubblica, si sta provando ad inserire, nelle nuove norme sulla diffamazione a mezzo stampa in discussione nelle commissioni Giustizia dei due rami del Parlamento, provvedimenti che colpiscono anche l’informazione su internet. I siti web di “natura editoriale” saranno soggetti ad identiche leggi che colpiscono la diffamazione, nelle proposte di emendamento elaborate da Verini (Pd) e Costa (Pdl). Movimento 5 Stelle e Sinistra Ecologia e Libertà denunciano il tentativo di inserire surrettiziamente “un bavaglio alla rete” approfittando delle concessioni “liberali” del testo, che elimina il carcere per i giornalisti (sugli strascichi del caso Sallusti di qualche mese fa). Il sottosegretario alla Giustizia avrebbe espresso parere contrario a tali emendamenti, peraltro confusamente formulati e frutto di discussioni in commissione Giustizia che non hanno visto le testate web convocate nelle audizioni. Tuttavia, non è escluso un pronunciamento favorevole da parte del Guardasigilli e del governo Letta in generale.

 

L’acqua A due anni dal referendum popolare del 2011 che ha confermato la natura pubblica che devono avere le reti e la gestione del servizio idrico, tale pronunciamento non è stato nei fatti attuato del tutto, né in tutta Italia. Per approfondire il tema, vi rimandiamo ai vari articoli e video di Lorenzo Giroffi comparsi negli ultimi mesi su queste pagine, oltre che allo speciale dossier di First Line Press Idropoli lanciato pochi giorni fa e disponibile qui con un piccolo contributo.

 

 

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