Libia, chiusura delle frontiere e zone militari speciali a sud

L’assemblea nazionale libica ha decretato domenica due dubbie misure eccezionali relative alla sicurezza del Paese. Le frontiere meridionali con Sudan, Ciad, Niger e Algeria sono dichiarate provvisoriamente chiuse, mentre sette regioni delle stesse zone di confine vengono dichiarate zone militari chiuse, nelle quali da oggi è in vigore la legge d’emergenza. Stiamo parlando di circa cinque chilometri di fascia desertica e delle regioni di Ghadames, Ghat, Obari, al-Shati, Sebha, Mourzuk e Kufra. Soprattutto in queste aree, la guerra civile non è praticamente mai giunta al termine: sono ancora all’ordine del giorno scontri armati, tra gli ormai ex ribelli che ora governano ufficialmente il Paese e milizie sia lealiste gheddafiane che jihadiste. Inoltre, il Paese non dispone ancora di un esercito regolare, e questo pone effettivamente molti interrogativi su questi provvedimenti che richiedono in ogni caso il dispiegamento di un ingente numero di forze di sicurezza.

Le motivazioni avanzate da alcuni parlamentari di Tripoli per queste nuove misure — provvisorie ma ancora senza una data limite — si riferiscono alla limitazione del flusso di immigrati e rifugiati e del traffico di droga, armi e beni di prima necessità. Il Paese è da anni crocevia di convogli che portano clandestinamente immigrati dall’Africa subsahariana verso le coste della Tripolitania, con direzione il Mediterraneo e l’Europa. Di frequente questi profughi vengono arrestati e detenuti in condizioni disumane nelle carceri libiche, e il loro rilascio è spesso oggetto di ricatti e grossi business sia per i trafficanti che per gli ufficiali libici.

Non manca però chi afferma che il regime di legge marziale, tra l’altro deliberato senza addurre le necessarie motivazioni di emergenza che lo richiedono necessario, sia una chiara mossa del governo per tenere sotto controllo e sconfiggere gli oppositori in quelle regioni, perlopiù autogovernate e senza un reale controllo da parte delle nuove autorità centrali. La chiusura dei confini sarebbe inoltre giustificata, secondo altri, dalle crescenti minacce alla sicurezza che provengono dai gruppi armati islamici più radicali della regione, dopo che è stato più volte ventilato un possibile intervento internazionale per combattere il regime instauratosi nel nord del Mali (di cui vi abbiamo parlato qui e ancora qui).

 

La notizia su Bbc Africa e Rfi – Radio France Internationale.

 

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