Lo “spettro” del Forum delle Culture si aggira per Napoli

Le mobilitazioni contrarie all’ennesimo “grande evento” di Napoli e dell’Italia partirono già alcuni anni fa, nel 2009, quando l’amministrazione Iervolino acquistò dalla fondazione privata del Forum il brand e la possibilità di realizzare la manifestazione nel capoluogo campano. Dopo anni di forse, storture, ritardi, imbrogli, soliti affari per pochi e poca chiarezza per molti, siamo a luglio dell’anno previsto per la kermesse ed il buio è totale.

Dell’evento “fantasma”, che si aggira per la città da 4 anni (qui un dossier di Napoli Monitor), non si sa quasi nulla. Tranne il fatto che ci sono 16 milioni di euro in ballo stanziati di proposito per questo “scatolone vuoto” dalla Regione Campania.

La comunità di lavoratori dello spettacolo e dell’immateriale che dopo un’occupazione realizzata nel 2011 gestisce l’Ex Asilo Filangieri, che è proprio la sede da anni destinata al quartier generale del Forum Universale delle Culture, lancia un appello per costruire un question time (domande specifiche) da sottoporre al Presidente della Regione e al Sindaco di Napoli (depositari delle deleghe al Forum). Questa iniziativa, che verrà organizzata in una prima assemblea pubblica lunedì 1 luglio, è intesa come tappa iniziale di un processo di lotta e controllo (audit) civico che imponga alle istituzioni campane trasparenza ed equità nella gestione e distribuzione dei fondi pubblici.

Di seguito il comunicato dell’Ex Asilo Filangieri:

 

Tutte le cosiddette città d’arte italiane si avviano velocemente a diventare templi del mercato, strumenti di distruzione del senso critico, mattatoi della cittadinanza, fabbriche di clienti, set cinematografici per turisti-comparse [...] Non c’è niente di nuovo: su questo dogma si fonda l’industria culturale che sta trasformando il patrimonio storico e artistico della nazione italiana in una Disneyland che forma non cittadini consapevoli, ma spettatori passivi e clienti fedeli. È a questo dogma che dobbiamo la privatizzazione progressiva delle città storiche (Venezia su tutte), e un’economia dei beni culturali che si riduce al parassitario drenaggio di risorse pubbliche in tasche private, socializzando le perdite (l’usura materiale e morale dei pochi «capolavori» redditizi) e privatizzando gli utili, senza creare posti di lavoro, ma sfruttando selvaggiamente un vasto precariato intellettuale. È grazie a questo dogma che prosperano le strapotenti società di servizi museali, le quali lavorano grazie a un opaco sistema di concessioni e che stanno fagocitando antiche istituzioni culturali e cambiando in senso commerciale la stessa politica del Ministero per i Beni culturali. È in omaggio a questo dogma che la storia dell’arte è mutata da disciplina umanistica in «scienza dei beni culturali» (e infine in una sorta di luna park intellettuale) – Tomaso Montanari, Grandi eventi: se la cultura diventa un luna park 

 

Il Forum delle Culture rappresenta l’esempio lampante di “grande evento”. Per grande evento intendiamo la macchina costituita ad hoc per drenare ingenti fondi pubblici e veicolarli alla realizzazione di pochi momenti culturali di natura estemporanea, perlopiù circoscritti ad un periodo di tempo limitato. Questa macchina è costruita a vantaggio di pochi e non lascia niente di permanente in termini di strutture produttive sulle quali poter costruire il futuro occupazionale dei lavoratori dell’arte, dello spettacolo e della cultura. I grandi eventi sono perfettamente in linea con le politiche di precarietà diffusa che attanagliano le lavoratrici e i lavoratori.

Sorge, al contempo, una questione di natura metodologica: durante questi grandi eventi si costituiscono, giustificati da una eterna – e voluta – emergenza, una serie di strumenti istituzionali calati dall’alto, naturalmente permeabili a logiche clientelari, che collezionano stuoli di non-esperti e burocrati guidati da una visione affaristica e mediatica del sistema cultura, svilendo ed escludendo da qualunque meccanismo di decisione e controllo le tante professionalità specializzate nel settore artistico e culturale.

Dal nostro punto di vista – assumendo che la battaglia politica iniziata più di un anno fa con l’occupazione dell’Ex Asilo Filangieri trasformatasi oggi in gestione partecipata ispirata agli “usi civici” si pone in modo radicalmente contrario al sistema-cultura governato da logiche da circo mediatico – intendiamo condurre un’azione politica finalizzata a fare chiarezza sulla gestione delle risorse destinate al Forum Universale delle Culture: per la realizzazione del grande evento che si inaugurerà a luglio la Regione Campania ha stanziato 16 milioni di euro, 11 dei quali verranno gestiti dal Comune, i restanti 5 dalla Regione.

Con questo documento lanciamo un appello alle lavoratrici e ai lavoratori della cultura, dell’arte, dello spettacolo e della ricerca per costruire insieme un percorso comune che imponga alle istituzioni campane trasparenza ed equità nella gestione e distribuzione dei fondi pubblici.

 

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