L’offshore subíto: la Croazia alla conquista del petrolio adriatico

Se ne parla come del “nuovo Texas”, come del “nuovo hub energetico dell’Europa sudorientale” e come di una “piccola Norvegia”. Un lancio aggressivo sui mercati energetici che negli ultimi anni, al suon di “offshore”, “shale gas” e “tar sands”, stanno diventando sempre più famelici e pervasivi. Parliamo dell’Adriatico e dei ricchi giacimenti di petrolio che l’azienda norvegese Spectrum ha esplorato negli ultimi mesi. Ma i protagonisti non siamo noi: è il Governo di Zababria a dirigere le danze, e a ballare saranno le aziende che si candideranno per il bando per le concessioni relative allo sfruttamento di questo bacino, bando aperto il 2 aprile e che durerà sei mesi. Ci sono già una ventina di possibili candidate che hanno già acquistato i dati prodotti dalla Spectrum all’interno dell’indagine “Multi-Client 2D seismic acquisition survey offshore Croatia”, relativa alla  maggior parte dell’offshore croato.

Dati Spectrum

Dati Spectrum

Un bocconcino molto appetibile: la compagnia statale Ina, attuale monopolista energetica di un mercato nazionale in corso di liberalizzazione, ha prodotto una stima sulle quantità di petrolio presenti nei futuri giacimenti offshore: secondo i suoi dati nella fascia di 12.000 chilometri quadrati di competenza della Croazia potrebbero essere estratti circa 2,8 miliardi di barili tra gas e petrolio. Per il momento si tratterebbe solo di stime, la compagnia norvegese dal canto suo è stata più prudente e non ne ha prodotte. Il presidente della Spectrum, Rune Eng ha infatti dichiarato: “È ancora troppo presto per parlare delle quantità ma l’Adriatico orientale è senza dubbio molto attraente per le corporations internazionali dato che il mare non è molto profondo, fatto che riduce notevolmente il costo delle piattaforme per l’estrazione, in paragone ad altre parti del mondo, come in Africa o in Brasile” Tuttavia se la realtà anche solo si avvicinasse alle proiezioni dell’Ina l’Adriatico rappresenterebbe per la Croazia un’enorme ricchezza. Si pensi che le attuali estrazioni croate sono solo di 80 milioni di barili, e che già così coprono il 30% del fabbisogno energetico nazionale. Nel caso le estrazioni offshore partissero la produzione energetica Croata supererebbe abbondantemente il consumo interno, trasformandola appunto in una nuova Eldorado. A dichiararlo è stato lo stesso ministro dell’economia Ivan Vrdoljak nel corso della visita per i media da lui organizzata sulla nave della Spetrum “Seabird Northern Explorer: “Sembra che la Croazia possa essere uno dei pochi Paesi europei che possiedono molte più risorse di gas e petrolio del loro fabbisogno e potrebbe, entro la fine di questo decennio, trovarsi nella posizione di una piccola Norvegia, diventando uno snodo energetico dell’intera regione”.

Una possibilità che il Governo non ha nessuna intenzione di farsi scappare, in particolare se si pensa alla necessità del paese di sistemare i propri bilanci da quando, nel luglio dello scorso anno, ne è stata accettata l’entrata nell’Unione Europea. Il quotidiano croato Vecernji list ha sostenute che solo nei prossimi 4 anni potrebbero entrare nelle casse del paese un miliardo e 400 milioni di euro. E si calcola che l’attività estrattiva potrebbe durare per circa 25 anni.

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Dati Eni

Inoltre ad attrarre potenziali investitori si aggiungono altri fattori: l’Adriatico si presenta come un bacino petrolifero già ricco di infrastrutture, si contano 107 piattaforme offshore, 68 nel Nord Adriatico, 33 nella parte centrale e 6 a sud, nel mar Ionio. E per di più, come già detto, la superficialità dei fondali adriatici riduce ulteriormente gli investimenti necessari per la realizzazione di impianti estrattivi.

Insomma si sta costruendo un nuovo hub petrolifero proprio a ridosso delle coste italiane, e ciò manderà a monte il percorso di emancipazione dall’offshore che diverse regioni avevano intrapreso. Infatti l’anno scorso i Consigli regionali di Veneto, Abruzzo, Molise, Marche e Puglia, hanno spinto per una proposta di legge al Parlamento che vieti le ricerche di petrolio e gas. Ciò in accordo col più ampio orientamento europeo verso una politica marittima di Adriatico e Ionio: si tratta di una guida tracciata dalla Commissione europea, e sottoscritta anche dalla Croazia, per dare la priorità a “un’economia blu rafforzata, un ambiente marino più sano, uno spazio marittimo più sicuro e un’attività di pesca più responsabili”.

L’Italia non potrà mettere bocca sulla situazione, anzi, l’avanzare del progetto darà spazio ai sostenitori interni del petrolio offshore come fonte energetica sicura, che promuoveranno le stesse politiche per le aree marittime italiane, giustificandole con il rischio già subito per le estrazioni croate. Eppure in Italia l’opposizione popolare alle trivellazioni è in crescita. 734544_10200859996852040_1480863893_nEsiste un Coordinamento nazionale No Triv la cui voce comincia a farsi sentire. Giusto il 17 aprile il Tar del Lazio ha respinto il ricorso della britannica Medoilgas che si era opposta alla richiesta di una Autorizzazione Integrata Ambientale necessaria per la trivellazione offshore dell’area adriatica “Ombrina mare”. A dimostrazione della richiesta di sicurezza e tutela che alcuni comitati locali, tra cui il “No Petrolio” di Lanciano avanzano tramite le vie giuridiche a loro accessibili.

Ma nel nostro paese c’è chi vede nel petrolio addirittura una delle risorse economiche più importanti per una rinascita del sud. E nelle ultime settimane il Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi (proveniente dall’industria e apprezzata anche dal centrodestra come un proprio ministro all’interno del Governo) se ne è fatta la prima sostenitrice. Nel corso di una recente intervista rilasciata a Il Mattino ha dichiarato come a suo avviso sia necessario dare spazio all’utilizzo di risorse energetiche tutte meridionali da tempo dimenticate” e il 27 marzo ha indicato come  priorità del proprio dicastero la ripresa degli investimenti privati per la ricerca e la produzione di idrocarburi e la centralizzazione delle competenze in materie di infrastrutture energetiche strategiche. Il 7 aprile ha poi annunciato la necessità di sfruttare le risorse petrolifere in particolare in Basilicata: “basta con i veti e l’immobilismo. Non si può continuare a far finta di niente sapendo che sotto i nostri piedi ci sono enormi potenzialità energetiche, giacimenti di gas e idrocarburi indispensabili a garantire energia allo sviluppo del Paese». La “sfida del sud” secondo il ministro sarà vinta avviando “lo sfruttamento delle risorse petrolifere di cui gran parte del territorio è ricco ma che restano sottoutilizzate per non dire del tutto ignorate”. La spinta neoliberista è forte nelle prospettive ministeriali: il ministro ha proseguito il suo discorso appellandosi agli  “investimenti privati pronti, e non da oggi,  ad essere attivati nel rispetto delle più ampie garanzie di tutela ambientale. Non si possono confondere le giuste esigenze ambientali con l’immobilismo più totale. Il mondo cambia in 24 ore, e noi non possiamo continuare a dipendere dall’estero: se penso che tra i più importanti Paesi fornitori di energia all’Italia figurano Siria, Libia e Ucraina, una riflessione vada fatta”.

A tutela dell’ambiente e delle popolazioni rimane una normativa di sicurezza preventiva europea: dopo il disastro di 4 anni fa operato dalla piattaforma offshore della BP nel Golfo del Messico (di cui due giorni fa è ricorso l’anniversario) la Commissione Europea ha avviato un’analisi sulla sicurezza delle attività offshore che ha portato alla produzione nel giugno 2013 della Direttiva 2013/30/UE. Al suo interno è previsto che ogni Stato membro, nel momento in cui rilascia un’autorizzazione all’estrazione di idrocarburi, debba assicurarsi che il soggetto autorizzato sia in possesso della capacità finanziaria necessaria a garantire operazioni sicure ed efficaci, nonché di quella necessaria a coprire i costi di eventuali gravi incidenti. Una magra consolazione per le popolazioni che suoi propri territori quei gravi incidenti, spesso irreparabili al di là delle risorse disponibili, non vorrebbero mai vederli avvenire.

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