L’Unione europea revoca le sanzioni al Myanmar mentre le violenze continuano…

Nonostante la pubblicazione di un rapporto di Human Rights Watch (che vi abbiamo segnalato) in cui le autorità birmane vengono accusate di essere complici della “campagna di pulizia etnica” nei confronti del popolo Rohingya (minoranza musulmana), i ministri degli Esteri dell’Unione europea hanno deciso di sospendere per un anno le sanzioni imposte al Paese.

L’unica sanzione che resterà in vigore è l’embargo sulla vendita delle armi. La decisione dell’UE nasce dalla volontà di ricompensare gli sforzi fatti dal Myanmar per cercare di aprire un nuovo capitolo delle relazioni con l’Europa avviando importanti riforme politiche.

Eppure la strada è ancora lunga. Burma, infatti, non ha ancora raggiunto quegli standard minimi (in materia di rispetto dei diritti umani, incluso l’impegno a migliorare le condizioni dei musulmani Rohingya) che l’Europa aveva fissato per sospendere le sanzioni. Human Rights Watch giudica la decisione dell’UE prematura. Secondo l’associazione, infatti, i membri della comunità buddista di Rakhine si sono macchiati di “crimini contro l’umanità” a Giugno e ad Ottobre dell’anno scorso.

L’unica ragione per cui l’UE è interessata a riportare alla normalità i rapporti con il Myanmar è quella di permettere alle imprese europee di penetrare in uno dei mercati meno sviluppati di tutta l’Asia. Una decisione che potrebbe spingere gli Stati Uniti a fare la stessa cosa. Con buona pace dei diritti umani…

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