Ma come prosegue la guerra in Mali?

Ennesimo caso di un conflitto che ha tutti gli interessi dei media dal momento in cui inizia ma di cui non si ha più notizie da molto tempo è la guerra in Mali. Nessun giornale ne ha più parlato ma la situazione nelle zone del Sahel non sembra del tutto migliorata: ci sono zone ancora in mano dei qaedisti ma anche zone e altre sotto il controllo dei tuareg. 

Ora il luogo della contesa è la città di Kidal che è una città che si trova nell’Azaward, nel deserto e vicino ai confini con l’Algeria. L’importanza di questa città è anche relativa all’impegno francese nel suolo africano: i francesi vengono molto contestati da migliaia di maliani in quanto (tra le varie accuse) accusati di appoggiare ex separatisti. E la dimostrazione è proprio Kidal dove anche lì il 28 luglio si svolgeranno le elezioni. La città era in mano ai militanti di al Qaeda che poi sono stati buttati fuori ma della quale si sono impossessati i ribelli Tuareg (armati) dell’MNLA (ovvero il Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawad) mentre l’aeroporto (e non solo) è sotto il controllo delle truppe francesi. Così succede che, viste le elezioni, l’esercito del Mali vorrebbe monitorare la situazione ma i ribelli Tuareg hanno respinto qualsiasi ipotesi del genere. 

I militanti di al Qaeda invece hanno sconvolto le loro tattiche rinviando l’attacco e cercando di renderlo internazionale. Le varie chiamate alla guerra santa sono spesso un rituale. Come invitò un leader di Aqmi, al-Qaeda nel Maghreb islamico in un video contro Hollande ad inizio di maggio: “È dovere di tutti i musulmani del mondo intero attaccare gli interesse francesi ovunque, perché dal primo giorno dell’aggressione sono diventati obiettivi legittimi”. Ma non è solo un terrorismo internazionale l’eredità dei movimenti qadeisti dell’Azaward: recenti operazioni in Niger rivelano come alcuni membri legati a gruppi islamici in Mali si siano ritirati nei Paesi confinati, quindi Niger, Ciad ma anche Libia, Algeria e Mauritania. Il tutto è confermato dagli stessi gruppi estremisti islamici: “I due attacchi in Niger sono stati lanciati in risposta alla dichiarazione del presidente del Niger (Mahamadou Issoufou) che sosteneva di aver schiacciato i mujahidin con mezzi militari. Lanceremo ulteriori operazioni e porteremo la lotta all’interno del proprio paese, a meno che non ritira il suo esercito mercenario dal Mali” informando poi come convogli di guerriglieri e kamikaze siano pronti.

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