Ma come vanno le cose a Rosarno?

Nei giornali italiani si è parlato molto di Lampedusa e poi si è parlato molto dei CIE (con la storia della protesta choc). Finiti i falsi riti di cordoglio e di inutile pietismo ci siamo dimenticati di cosa succede a Rosarno (Medici per i Diritti umani ci riporta in quei posti con delle suggestive foto).

Rosarno la conoscete tutti: è un comune in provincia di Reggio Calabria, è famoso per l’”accoglienza” di migliaia di migranti che lavorano (sfruttati) nei campi. Un episodio da ricordare e che ha fatto balzare agli onori della cronaca la città calabrese è avvenuto nel gennaio del 2010, quando violenti scontri scoppiarono a seguito di ferimenti con un’arma ad aria compressa ai danni di tre lavoratori migranti: due giorni di sommosse e più di 50 feriti tra poliziotti, migranti e rosarnesi (la rivolta si placò solo dopo una violenta repressione che portò parte dei migranti insorti dentro agli allora CPT di Bari e Napoli). Sulla vicenda pesa l’implicazione della ndrangheta.


L’associazione Medici per i Diritti Umani è tra i braccianti di Rosarno (con una clinica mobile) e così ha scritto un lungo report su come sia la situazione: si definiscono disastrose le condizioni abitative “igienico-sanitarie e lavorative di alcune migliaia di migranti che ogni anno giungono nella Piana di Gioia Tauro per la stagione della raccolta degli agrumi”. L’articolo continua spiegando come “in occasione della stagione agrumicola da novembre a marzo, giungono ogni anno nella Piana di Gioia Tauro oltre 2.000 braccianti, per la maggior parte dell’Africa sub-sahariana”. “Nonostante nei territori dei comuni di Rosarno, San Ferdinando, Gioia Tauro, Rizziconi e Taurianova il fenomeno si ripeta ormai da anni – si continua a scrivere nell’articolo- con le medesime caratteristiche, le condizioni di lavoro e di accoglienza di questi migranti – sulle cui spalle si regge letteralmente gran parte del comparto agricolo della Piana – continuano ad essere disastrose, del tutto incompatibili con quei principi di civiltà che un Paese rispettoso dei diritti fondamentali della persona dovrebbe sempre e comunque garantire.

 

Poco o nulla sembra essere cambiato rispetto alle condizioni materiali e ambientali che costituirono l’humus dei drammatici fatti di Rosarno del 2010. Nel gennaio 2012, in occasione dell’inaugurazione della prima tendopoli per i lavoratori stagionali approntata in emergenza nel comune di San Ferdinando, l’allora ministro per l’integrazione Riccardi dichiarava: “Rosarno non deve restare sola e non sarà sola”. Nei fatti, quest’anno le comunità e i territori della Piana di Gioia Tauro sembrano essere ancora più soli che in passato. Ciò che prevale è la percezione dell’abbandono e del disimpegno di fronte ai gravi problemi del territorio da parte della Regione Calabria e del Governo”".


Il report cerca poi di tirare fuori una statistica (trovate l’articolo intero QUI) delle persone a cui MEDU ha prestato assistenza medica e non solo: degli oltre 150 lavoratori (perlopiù uomini) circa l’80 per cento avrebbe meno di 35 anni provengono maggiormente dal Burkina Faso, Mali, Ghana, Costa d’Avorio e Senegal. Il 70 per cento di loro ha un regolare permesso di soggiorno (la metà di loro è titolare di un permesso per protezione internazionale o motivi umanitari. “Il 95% di essi è in Italia da oltre due anni mentre il 68% ha una conoscenza sufficiente o buona della lingua italiana. L’89 % lavora in nero e il 64% percepisce in media 25 euro per un giorno di lavoro o anche meno. Quasi la metà dei migranti (46%) non riesce a lavorare più di tre giorni alla settimana per turni che sono in genere di 7-8 ore giornaliere anche se un lavoratore su quattro ha dichiarato di lavorare anche 9-10 ore al giorno”.

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