Malesia, alle elezioni rivince la stessa coalizione al potere da 56 anni

Altro che casta e grosse coalizioni. Se mettiamo il naso un po’ fuori da casa nostra, scopriamo che nel mondo c’è chi se la passa male almeno quanto noi. Nello Stato del sud-est asiatico ha nuovamente vinto la stessa coalizione che guida il Paese dal 1957, anno dell’indipendenza. Anche se con il minimo storico di consensi.

Questo è il verdetto che arriva da Kuala Lumpur nelle tanto attese elezioni parlamentari. L’opposizione dell’Alleanza del Popolo di Anwar Ibrahim, che ha una larga base elettorale nella classe media e nella capitale, stavolta sembrava farcela, spinta dalla voglia di cambiamento, a superare il Fronte Nazionale di Najib Razak, confermato Premier, che invece ha le sue roccaforti nelle numerose aree rurali. Ma non è andata oltre 89 seggi su 222, pur ottenendo il miglior risultato di sempre nella monarchia costituzionale malese, retta da un sultano e organizzata su base federale.

I nazionalisti da sempre al governo hanno ottenuto 133 seggi, solida maggioranza anche se non paragonabile a quella del 2004: con oltre il 90% dei consensi nove anni fa il Barisan Nasional divenne il sostanziale padrone del Parlamento con 198 seggi, ben oltre i due terzi. Già nel 2008 si avvertivano i primi segni di cedimento, con l’opposizione in netta crescita e 140 seggi.

La coalizione d’opposizione è su tutte le furie, grida all’«elezione fraudolenta» contestando il comportamento della Commissione Elettorale, che a detta di Anwar Ibrahim e dei suoi si sarebbe resa colpevole di non aver prestato sufficiente attenzione ai diffusi brogli. In ogni caso salvo irregolarità, che Razak si è affrettato a smentire subito dopo la vittoria affermando il carattere di «democrazia matura» della Malesia, questo risultato è secondo le analisi sintomatico della forte polarizzazione etnica verso cui sta andando il Paese.

Il Fronte Nazionale, infatti, sta diventando sempre più la coalizione di riferimento dei soli abitanti di origine etnica malese (circa il 60% della popolazione totale). Già da anni il voto della consistente minoranza di etnia cinese (che si aggira attorno al 25%) si sta inesorabilmente dirigendo verso i tre partiti della coalizione d’opposizione. Su questo, e sulla massiva partecipazione alle recenti manifestazioni antigovernative, si basavano le ottimistiche speranze dell’Alleanza del Popolo. Resta il fatto che nel Paese, dall’economia abbastanza florida che regge alle crisi ed è in molti suoi settori improntata sulla finanza islamica, il governo ha finora attuato politiche etnicamente discriminatorie.

Per i non malesi è più complicato aver diritto alla casa e all’istruzione e molti sono gli ostacoli allo sviluppo di attività economiche e commerciali. Con l’ultima vittoria del Fronte Nazionale, che ha visto rafforzarsi l’ala conservatrice di etnia malese, sembra improbabile che tali politiche etnicamente basate vedano la fine.

 

I servizi della Reuters e di Al-Jazeera English

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