Monumento al colonialista Graziani, la Regione Lazio taglia i finanziamenti

Il neo-presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha annunciato sul suo sito internet la richiesta di sospensione dei finanziamenti concessi al Comune di Affile (Roma) per il mausoleo intitolato al generale Rodolfo Graziani, fascista e autore di efferati crimini ai danni delle popolazioni africane che provarono a resistere al colonialismo nostrano, da militare e da governatore dell’allora Africa orientale italiana.

Zingaretti scrive di aver chiesto agli uffici della Regione la sospensione della «erogazione del saldo di 180mila euro per la realizzazione dell’opera fino al ripristino della proposta progettuale originariamente finanziata. Questo vuol dire specifica il governatore eletto a fine febbraio – apportare delle modifiche strutturali al monumento e intitolarlo come originariamente concordato ‘al soldato’, cioè al milite ignoto, facendo scomparire qualsiasi riferimento a Rodolfo Graziani e cancellando questa provocazione, che rappresenta non solo un atto scorretto dal punto di vista legale e amministrativo, ma un’inaccettabile offesa alla libertà, alla democrazia e alla memoria di tutti gli italiani».

L’amministrazione comunale guidata dalla destra del sindaco Ercole Viri, infatti, nel progetto attraverso il quale ha chiesto e ottenuto le centinaia di migliaia di euro, ha menzionato esclusivamente la riqualifica del parco di Radimonte e un generico sacrario «al Soldato». Per poi, nei fatti, intitolare il monumento a Graziani – che dopo il suo ruolo nelle colonie ha preso parte all’esperienza della Repubblica Sociale Italiana e non ha mai pagato per le sue comprovate responsabilità fino alla morte nel 1945 e alla sepoltura proprio nel cimitero del paesino laziale – rispondendo pretestuosamente a chi chiedeva spiegazioni che con l’appellativo «il Soldato» lui ed i suoi concittadini si riferiscono solo a Graziani.

La stampa estera, e solo in un secondo momento quella italiana, con scalpore negli ultimi mesi ha messo in luce la decisione di celebrare la memoria di un militare strettamente legato al fascismo e oppositore della Resistenza partigiana e che non si è risparmiato nell’aprire campi di concentramento, utilizzare gas letali, organizzare bombardamenti indiscriminati e rappresaglie contro i civili. Un tentativo indecoroso di onorare, di fatto, un regime dittatoriale ripudiato dalla nostra attuale Repubblica e una pagina della Storia italiana intrisa di razzismo con la quale ancora in nostro Paese deve fare i conti, nascondendosi dietro il comodo cliché “Italiani, brava gente!” che spazza via ogni riflessione sul colonialismo passato e su quello presente.

La mobilitazione contro il sacrario di Affile, che va avanti dal mese di agosto 2012 in cui si è tenuta l’inaugurazione ufficiale, è stata portata avanti, tra le tante autorevoli voci, anche dal collettivo di scrittori Wu Ming (con una serie di articoli sul loro blog Giap), dall’Associazione che raggruppa i docenti italiani di africanistica (ASAI, con un appello inoltrato al presidente della Repubblica), dall’autrice italo-somala Igiaba Scego.

Proprio quest’ultima, che nel suo romanzo La mia casa è dove sono cita Graziani in veste di governatore dell’Africa Orientale, i suoi atti criminali e razzisti e l’esperienza del nonno, traduttore del regime colonialista italiano suo malgrado, dopo aver scritto vari articoli sulla stampa ha recentemente promosso una petizione indirizzata proprio a Zingaretti, con la richiesta di demolizione o riconversione del monumento in vista di una degna celebrazione della Giornata della Liberazione dal nazifascismo, il prossimo 25 aprile.

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