Muore Mario Lodi, ritratto di un insegnante vero

Mario Lodi, un nome che a tutti quelli che hanno a cura la trasmissione dei saperi deve suonare familiare, perché stella di cui seguirne la scia. A novantadue anni si è spento in provincia di Cremona, a Drizzona, poco distante dal luogo simbolo di Piadena, lì dove aveva dato vita ad un insegnamento differente, visionario, di cui la pedagogia non ne ha potuto più fare a meno. Oppositore del fascismo, lui che era stato studente di un regime che costringeva  ad inneggiare alla guerra, lui che è stato prigioniero politico e che ha provato a riformulare il sistema scolastico sui principi virtuosi della Costituzione italiana. Noto come “il maestro di Piadena”, divenuto punto di riferimento per gli insegnanti di tutta Italia, dai quali riceveva lettere su come poter entrare al meglio in contatto con i propri alunni. Alzata di mano per decidere, metodi naturali ispirati da Célestin Freinet e filosofia della cooperazione in classe.

Negli anni settanta Lodi è stato in prima linea nella raccolta, selezione e pubblicazione di favole scritte da giovani studenti, per testimoniare come l’abuso di televisione comunque non avesse affievolito la fantasia dei più piccoli. Le preoccupazioni in merito al dilagare del piccolo schermo le aveva espresse con i libri La TV a capotavola” e Cara TV con te non ci sto più”. È stato poi fautore della campagna “Una firma per cambiare la TV”.

Tante le sue pubblicazioni di successo, tra manuali e romanzi, i più noti sicuramente “Cipì” e “Bandiera”, ma anche “C’è speranza se questo accade al Vho”.

Insegnamento a scuola ed in strutture parallele, utili ad entusiasmare la sete di sapere, affinché potesse essere custodita da tutti e non solo dagli accademici. Fonda anche per questo la “Biblioteca di lavoro” che in molte scuole s’impone come una valida alternativa ai sussidiari e libri di testo ministeriali. Protagonista pure della Case delle Arti e del Gioco, dove laboratori interattivi danno sfogo alla creatività dei bambini.

La sua attività è stata anche riconosciuta dall’Unicef, che nel 2005 gli consegna il “Premio dalla parte dei bambini”.

Un bellissimo ritratto di Mario Lodi è disponibile qui, sul canale di Rai Scuola, che ospita un documentario realizzato dal regista Vittorio De Seta. MARIO LODI: UN METODO DI INSEGNAMENTO

icarePer ricordarlo a tutti quelli che varcano una scuola, per studiare od insegnare, a chi sente la responsabilità di dover comunicare ed accudire la cultura, ai curiosi ed ai pigri, invitiamo a leggere una sua lettera aperta al Corriere della Sera, all’interno di una discussione su Cittadinanza e Costituzione. Queste le parole del maestro di Piadena:

Le discussioni sull’apprendimento nelle scuole di “Cittadinanza e Costituzione” meritano una riflessione perché , se è vero che la conoscenza della Legge fondamentale della nostra società democratica è necessaria, essa si realizza vivendola giorno per giorno in situazioni di relazione fra cittadini scolari.
Quando un bambino nasce diventa un nuovo cittadino e comincia a comunicare. Lo fa col pianto, la mamma capisce i suoi bisogni e li soddisfa . Chi ha seguito la crescita di un bambino sa che cosa avviene dopo: è la scoperta del mondo per mezzo dei sensi. Un giorno riesce a stare diritto e a camminare, più tardi, imitando i suoni delle voci che sente, riesce a dire la prima parola: è una grande conquista. Quel che avviene dopo non possiamo saperlo perché è collegato con l’esperienza del gioco, delle curiosità, del rapporto con gli altri. E’ così che i bambini diventano diversi perché vedono il mondo con i propri occhi. A sei anni sanno già tutti parlare e la maestra capisce l’importanza di questo linguaggio che è il fondamento della società democratica. Con la parola cattiva si può offendere, urlare, litigare: con la parola gentile si possono raccontare le cose più belle. “Noi a scuola useremo le parole educate” dirà la maestra “e parleremo piano”. Siamo entrati in una delle scuole dove la cittadinanza è pratica quotidiana da tre anni e funziona così. Il luogo dove sta nascendo la piccola e vera comunità dei bambini che lavorando insieme diventano amici, è la nostra scuola.
L’iscrizione alla prima classe è quindi una festa dell’accoglienza. Dopo cinque anni se ne vanno i bambini della quinta e si presentano i piccoli che entrano in prima. I nuovi e gli anziani, anche se abitano nello stesso quartiere, non sono ancora tutti amici. Questo è il giorno dello storico incontro di tutti gli operatori della scuola: maestre, genitori, bidelli, direttore e naturalmente i bambini. In qualsiasi scuola, se gli insegnanti vogliono, possono organizzare la piccola festa dal grande significato : una scuola che non respinge i diversi, ma li accetta. Che non li giudica per il comportamento negativo ma li premia quando compiono buone azioni .Non è un tribunale dove il voto di condotta li può cacciare nell’isolamento dell’ ultimo banco , simbolo della vecchia scuola selettiva.
L’aula che ci è stata assegnata può essere bella, nuova . Può essere un vecchio edificio, povero, non accogliente. Ma se è come la nostra seconda casa, che noi possiamo abbellire, mettere in ordine, rispettare. Le idee non mancano : vasetti di fiori alle finestre, tende colorate, trasformare il cortile in un parco giochi, coltivare un orto, e via inventando.
Il problema del rispetto dell’ambiente nasce da qui: dall’idea che la libertà non significa fare quello che si vuole senza tener conto degli altri, ma di gestire il patrimonio comune che abbiamo in uso per restituirlo intatto alle generazioni future.I bambini da soli, o con il suggerimento dei genitori, provano a trasformare lo spazio disponibile in un laboratorio dove si fanno tante cose oltre a leggere, scrivere e far di conto e la maestra descrive che cosa si può fare fin da ora.
I bambini che si riuniscono tutti i giorni a discutere di vari argomenti hanno bisogno di spazio dove mettersi in cerchio e parlare. Occorre uno spazio riservato alla biblioteca, dove sono esposti i libri dai quali la maestra sceglierà le storie più belle da leggere, e quelli che i bambini preferiranno quando avranno imparato a leggere. E’ quindi una scuola dove non c’è un unico libro ma tanti libri che raccontano le storie più belle di tutto il mondo.
I bambini troveranno strumenti per dipingere, misurare, fotografare. Sarà utile trovare un posto per il computer, che ora non sanno usare ma che presto diventerà lo strumento per stampare il loro giornale per i genitori e gli amici. Quando questi strumenti saranno usati, bisognerà affidare gli incarichi ai volontari che si offriranno per averne cura. Nasce così il piccolo mondo scolastico: la “città dei bambini”. La maestra sceglie dalla biblioteca una favola e comincia a leggerla, i bambini ascoltano ed esprimono le loro preferenze: comincia così la giornata democratica.
L’aula-laboratorio è il luogo dove la comunità nascente trasforma l’io in noi, l’egoismo in solidarietà. E’ la prima conquista sociale e le educatrici la pongono sin dall’inizio come fondamento del loro programma, presente e futuro. Vivere insieme non è facile: richiede l’esercizio quotidiano del rispetto di regole che rendono possibile l’uso della libertà. Nasce da qui, dalla accettazione delle regole, il cittadino democratico che è libero se non pensa di fare quel che vuole senza rispettare le leggi della comunità.
Ai bambini della classe prima, che sanno già parlare ma non sanno ancora leggere, piace la lettura della maestra perché mette in moto la fantasia.
Infatti l’ostacolo principale alla lettura è la televisione: il bambino “vede” le storie sullo schermo, ascolta e tace.
Per attivare la capacità critica in forma ludica si può giocare al “festival del racconto” : la maestra legge ogni volta due racconti e lascia il tempo necessario per riflettere e scegliere, per alzata di mano il racconto preferito. La parola è diventata piacere dell’ascolto. L’alzata di mano è la prassi democratica della scuola che premia. Giorno per giorno la vita dei bambini si arricchisce di esperienze, scoperte, emozioni che vengono raccolte nelle pagine quotidiane del giornale stampato col computer. I testi liberi formano così la prima storia della classe, dalla quale prendere spunti per scrivere piccoli libri che la maestra raccoglie nella biblioteca e che tutti possono portare a casa, leggere e restituire. I bambini Sono diventati così lettori e autori.
Quando si accorgono che nelle loro case entrano altri giornali di formato più grande, che raccontano che cosa succede nel mondo, cominceranno a portarli a scuola, anche negli anni futuri, per capire la vita dei grandi sulla terra e diventeranno così cittadini di un mondo che ogni anno si allarga, e accompagna la loro crescita culturale e morale. Fin dalle prime classi, parlando e lavorando insieme .aiutandosi nelle difficoltà, non si notano episodi di insofferenza e di bullismo. Il linguaggio è gentile e nascono spontaneamente simpatie reciproche. I rapporti fra i bambini e le bambine sono spesso affettuosi e sinceri, anche se spesso volubili, ingenui e delicati.
La conversazione è più sentita quando fa riflettere sul senso della vita reale: può essere per la perdita di un animale amato o per la morte di una persona cara o un altro dolore. Allora i bambini si chiedono perché si nasce e si muore e il pensiero si innalza sul piano esistenziale. Verso la fine del secondo anno scolastico possiamo valutare il nostro impegno di educatori e quello dei bambini nel rapporto col gruppo, Non è un esame tradizionale, è qualcosa di più e di diverso.
Nessun bambino può essere giudicato con un voto o con un giudizio della maestra.
E’ un esame di coscienza collettivo che valuta la nostra crescita umana e sociale. La maestra è stata una buona amica che ha aiutato i più deboli?Nella nostra piccola società si sono create nuove amicizie? I genitori sono stati contenti del lavoro e delle informazioni della maestra con il giornale di classe?
Possiamo dare una nota positiva a tutta la classe per il comportamento responsabile verso gli incarichi e il rispetto delle cose e degli strumenti della scuola? E se qualcuno ancora non riesce fare bene quello che ha scelto, lo dobbiamo scoraggiare o aiutare?
E’ così che in diverse scuole italiane nascono i tentativi di una scuola nuova fondata sui valori positivi della Costituzione.

Mario Lodi
Drizzona (CR), 21 novembre 2009

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