Myanmar, violenze senza fine sui musulmani del Paese

Le violenze etnico-religiose in Myanmar non trovano una pacificazione. Tra buddhisti e musulmani, la cui massima violenza si è toccata nel Rakhine State, di cui vi abbiamo scritto ed approfondito con un’intervista all’esperto William Shabas, non si fa fronte comune contro il Governo militare, ma si perpetuano rivendicazioni territoriali. A farne le spese sono i musulmani del Paese.

Questa volta è toccata ad una Moschea presente a Nattalin, vicino il complesso commerciale di Yangon, nel nord del Myanmar. L’assalto alla Moschea, che è andata completamente distrutta, è stata commessa da un fiume di persone, identificatesi come buddhisti, che hanno provveduto a distruggere anche molte abitazioni nei pressi dell’edificio religioso, appiccando il fuoco ovunque. Duecento persone hanno dovuto lasciare le proprie case distrutte e ripararsi dalla polizia, che non ha potuto placare la furia della folla.

Le autorità hanno imposto il coprifuoco e sconsigliato la visita agli stranieri nel Paese.

Sono ormai due anni che e le tensioni tra musulmani e buddhisti devastano zone del Myanmar. Più di centomila cittadini di fede islamica sono praticamente dispersi.

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