Napoli come Europa: lacune nelle normative europee per i diritti ai rom

Partiamo dalla stazione di Napoli. Nella stessa zona urbana, poco distante, c’è Gianturco, una di quelle periferie non lontane dalla finzione economica/istituzionale del centro direzionale, ma vietato come quartiere di frontiera di giorno e di notte. L’area negli ultimi giorni ha visto allargarsi, almeno in termini di numeri, la presenza di sfollati rom e sinti, che si sono aggiunti nel campo già presente, dopo la cacciata da via del Riposo a Poggioreale.

Cosa è successo?

La presenza di baracche, l’assenza di assistenza ed il vuoto di programma amministrativo e di routine di tanto in tanto fanno accendere l’odio contro le famiglie rom che abitano le metropoli italiane, in questo caso Napoli, famosa per accoglienza, ma anche di solidarietà tenuta assieme contro qualcosa: in questo caso i rom.

A Poggioreale è successo che una ragazza di sedici anni ha denunciato in famiglia il gesto grave di un giovane rom: tentata molestia sessuale. La famiglia della giovane ha radunato cento persone, tra amici, parenti e solidali, per un assalto contro il campo rom di Poggioreale. Sassi, fiamme e botte. Così le famiglie rom e sinti hanno radunato su carrette gli oggetti personali, custoditi tra le baracche, ed hanno chiesto ospitalità nel campo di Gianturco.foto rom

Il campo assaltato era già entrato nelle cronache napoletane per le incertezze della giunta De Magistris, che prima aveva ordinato lo sgombero, senza prevedere una sistemazione altra, e poi aveva annullato l’azione, lasciando tutto in sospeso ed aumentando l’insofferenza degli abitanti della zona. In quest’assenza decisionale è stato semplice aizzare gli animi.

La cacciata vede ancora un vuoto delle istituzioni sul territorio e soprattutto lascia la sciagura del sovraffollamento del campo di Gianturco (anche altri siti saranno riempiti senza logica) senza soluzioni, che magari un giorno dovrà essere risolta dal malumore, dall’irrazionalità e da gesta criminali che sposteranno sotto un altro tappeto il problema.

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Intanto il campo di Poggioreale è stato evacuato tramite sommossa popolare e smantellato comunque dal Comune, facendo però sporcare le mani ai cittadini, tramite un gesto ignobile.

Tuttavia questa mancanza di tutela per i rom, che sono facili prede per etichette in contesti disagiati, è un punto forte dell’Europa, che sembra tenersi unita solo nei vizi. Con “Vene Kosovare” abbiamo provato a raccontarvi pure la pratica dei rimpatri forzati in Kosovo: azione ai danni di famiglie rom che hanno vissuto anche per lungo tempo in Europa.

Il professore di Diritto internazionale e Diritto dell’Unione Europea presso l’Università di Catania, Rosario Sapienza, ha denunciato proprio una forte lacuna nelle normative europee per i diritti ai rom. La sua dissertazione parte da un episodio che anche First Line Press lo scorso anno, in un pezzo di Domenico Musella, vi ha raccontato (qui), riguardante una giovane rom, ma praticamente francese, Leonarda Dibrani, che frequentava già il liceo in Francia e che è stata costretta ad una deportazione con la famiglia in Kosovo, contravvenendo ad ogni norma dei diritti dell’uomo. Le critiche al governo socialista di François Hollande, fecero partire una controproposta: Leonarda poteva ritornare in Francia, ma senza la famiglia. Chiaramente la quindicenne non ha avuto alcuna intenzione di allontanarsi dalla famiglia, per subire un secondo trauma._70524930_019664931-1

Il professor Sapienza denuncia come il fatto non sia arrivato alla Corte Europea dei diritti dell’uomo.

La Convenzione dei diritti dell’uomo è stata violata nel diritto dell’ictu oculi, visto che c’è stata deportazione, nonostante la minorenne stesse vivendo una vita stabile e di tutela familiare in Francia. Senza considerare che è stato stracciato il diritto invalicabile dell’interesse primario, in materia di immigrazione, ovvero quello delle condizioni dei minori. Inoltre l’articolo 4 di un protocollo addizionale alla convezione vieta in maniera categorica che le espulsioni siano condotte in maniera collettiva (cosa che invece è perpetuata con i rimpatri forzati dei rom in Kosovo, con patti bilaterali tra Pristina ed alcuni Paesi europei).

kosovo_roma2010_560x400Sinti e rom vengono massificati nel discrimine del diritto europeo pure circa i diritti abitativi. Recente in tal senso l’ammonizione a Roma, tramite il Commissario del Consiglio d’Europa per i diritti umani, Nils Muižnieks, che, scrivendo al sindaco della capitale italiana, Ignazio Marino, ha espresso preoccupazione per i luoghi ed i diritti concessi a rom e sinti nel territorio del Comune.

 

 

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