Nepal, bambini in carcere con le madri: senza assistenza e futuro. Forse c’è una nuova speranza

Si può nascere direttamente all’interno di un carcere, non avere speranze per tanti anni della propria vita, passare un’esistenza in sovraffollamento, bloccati da un filo spinato ed all’interno di un sistema carcerario che lega solo alla propria madre, ma che non può dare molto di più. Succede in molte parti del mondo, ma a Kathmandu, capitale del Nepal, ciò che le istituzioni negano è sostituito con entusiasmo dall’attivismo civile di Rana Magar Indira.

Questa donna sta provando a mettere ordine nel sistema carcerario del Paese, che ad esempio nella capitale ospita un istituto penitenziario con trecento donne rinchiuse e quindici bambini. Tutti a rosicchiare il proprio spazio in pochi metri quadri, con il tempo pieno solo di noia, frustrazione e non di certo dedito all’istruzione o qualsiasi altro tipo di attività. Così Rana Magar Indira ha creato un Istituto di Assistenza a quello Penitenziario di donne.

Nel sistema penale del Nepal è inserita la possibilità per le detenute di tenere i propri figli in carcere. I funzionari dovrebbero poi provvedere alla cura, materiale ed intellettiva, dei bambini, ma ciò non avviene per la crisi perenne delle casse governative, ancora segnate dai dieci anni di guerra civile. Così il progetto di Rana Magar Indira, che non toglie alle madri alcun diritto, ma tira fuori dalle mura alte e sporche i bambini per qualche ora, rende possibile a queste giovani creature la possibilità di scrollarsi dal buio dell’Istituto Penitenziario. Ciò permette che non si sentano in colpa di un’esistenza che non dipende da loro. Sono disponibili lezioni di didattica primaria ed un supporto anche di vestiari, che è carente in carcere.

Le madri scelgono volontariamente di far seguire questo progetto ai propri figli, infatti chiamano Magar “aama”, che vuol dire mamma. Tutte sanno che in carcere non ci sono possibilità di miglioramento o di intendere la vita per quello che realmente può significare. Così preferiscono farli impattare con una realtà fatta di apprendimento e confronto, anziché isolamento, almeno fino all’età in cui potranno uscire e staccarsi dal grembo materno.

Il Nepal, come Governo, non è in grado di offrire un supporto a quest’iniziativa, infatti tutti i finanziamenti arrivano da fondi internazionali, che per ora si aggirano intorno ai dieci milioni di rupie, che sono circa centoventimila dollari, con i quali è stato possibile costruire quello che viene chiamato il rifugio dei bambini delle strutture penitenziarie femminili.

In tutto il Paese sono ottanta i bambini rinchiusi con le madri in diversi istituti penitenziari.

Bookmark the permalink.