Nessuna sorpresa dalle elezioni in Kosovo

Il Paese balcanico si è recato alle urne lo scorso 8 giugno. Si è trattato di elezioni anticipate per il parlamento del Kosovo: scopriamo i verdetti del voto

 

Nessuna sorpresa dalle elezioni anticipate in Kosovo, e forse la cosa era già nei presupposti, trattandosi di elezioni convocate anticipatamente proprio per “contare” i rispettivi corpi elettorali, verificare la tenuta della maggioranza uscente, possibilmente consolidandola, e provare un rilancio dell’azione di governo, dopo lo stallo degli ultimi mesi e il livello di favore presso l’opinione pubblica pericolosamente declinante.

D’altro canto, chi conosce il Kosovo, sa che si tratta di uno di quegli scenari in cui il consenso non è determinato esclusivamente dal favore di cui godi o dall’apprezzamento per ciò che hai fatto; contano, qui più che altrove, anche altri fattori, talvolta determinanti in alcuni zone, come l’insediamento territoriale, il legame familiare e l’orientamento delle famiglie e dei villaggi verso l’uno o l’altro dei candidati in competizione.

Si tratta di una dinamica complessiva di cui, nei paesi della Europa cosiddetta “occidentale”, si sono perse le tracce e questa è, senza dubbio, una delle ragioni per le quali, a fronte dello sconvolgimento elettorale e della stessa mobilità elettorale che si è registrata in recenti tornate elettorali di altri paesi, non ultimo l’Italia, il Kosovo sembra mostrare un quadro di sorprendente stabilità: rispetto alle precedenti elezioni politiche del 2010, il PDK (Partito Democratico del Kosovo, espressione dell’ala militare della guerriglia terroristica dell’UCK), che esprime il premier uscente e ricandidato, Hashim Thaci, passa dal 32 al 31%; l’LDK (Lega Democratica del Kosovo, il partito che fu di Ibrahim Rugova e che per una fase, negli anni Novanta, era sembrato incarnare una speranza di democrazia e di cambiamento), passa dal 24 al 26%, almeno mostrando una certa tenuta presso il suo elettorato e le sue tradizionali aree di insediamento; la “terza forza”, rappresentata dal movimento demagogico e protestatario di Vetevendosje, invece, non sfonda, fermandosi al 13% rispetto al 12% della occasione precedente.

L’affluenza elettorale e il risultato dei movimenti protestatari, si era detto alla vigilia, potevano essere due tra i pochi fattori destinati a incidere più significativamente sul risultato; tuttavia, a fronte della tenuta dei partiti tradizionali e della già auto-proclamata vittoria di Thaci, che rivendica per sé un nuovo mandato, il dato di maggiore impatto è quello della affluenza al voto, con una partecipazione di appena il 43%, secondo i primi dati diffusi dalla Commissione Elettorale Centrale. Un dato che, da solo, parla della disaffezione verso questa politica, della distanza dei giovani verso l’establishment burocratico oggi al potere in Kosovo e della diffidenza verso questo governo, il governo Thaci, accusato di autoritarismo e corruzione e, allo stesso tempo, incapace di arrestare la spirale di disoccupazione e di povertà che hanno reso il Kosovo fanalino di coda in Europa.

Un dato che inciderà non poco sembra emergere, nello spoglio, dalla lista di riferimento della minoranza serba, la lista di “Iniziativa Serba” che sfida, anche in questo caso, una partecipazione non entusiasmante dei serbi al processo elettorale, e che raggiunge il 3% del consenso nazionale.

Anche questa sfida, al di là della disillusione e della non partecipazione, parla di resistenza e resistenze, e, in particolare, della speranza di un futuro migliore in un Kosovo multietnico.

Gianmarco Pisa

Osservatorio "La terra dell'inaccessibile". Un punto di vista alternativo, e di prima mano, su aspetti, vicende e contraddizioni dell’Europa del Sud-est, i Balcani appunto, per etimologia, “terra dell’inaccessibile”, eppure così vicini e determinanti anche per le storie di casa nostra e le vicende dell’integrazione e del senso stesso dell’Europa.
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