“Noi restiamo in Serbia”: la manifestazione dei serbi del Nord del Kosovo

Oggi, nel centro di Belgrado, erano più di 3.000 i serbi del Nord del Kosovo che  hanno manifestato il loro dissenso nei confronti dell’accordo raggiunto ad aprile sotto l’egida dell’Unione Europea. Lo slogan “Noi restiamo in Serbia” e la parola “tradimento” risuonavano nell’aria tesa di Belgrado dove i manifestanti hanno sfilato agitando bandiere serbe e cartelloni su cui trionfavano le scritte “No alla Ue” e “il Kosovo è Serbia”. In queste due brevi frasi è racchiuso il motivo per cui i serbi del Nord del Kosovo si oppongono all’accordo (di cui vi abbiamo parlato) il cui obiettivo dovrebbe essere quello di normalizzare i rapporti tra i due paesi. Essi infatti, vivendo in una regione del Nord a maggioranza serba finora sfuggono al controllo delle autorità di Pristina. Il sindaco di Zubin Potok, Slavisa Ristic, ha dichiarato: “Il governo vuole vendere il nostro Kosovo e la gente serba in Kosovo (…), dobbiamo difendere il nostro diritto a restare in Serbia. Non si può discutere una resa, solo la difesa del Kosovo e non il suo tradimento. Siamo venuti a chiedere il vostro sostegno per proseguire la nostra lotta”.

Tra i volti noti presenti alla manifestazione vi erano i deputati del Partito democratico di Serbia, il presidente del partito, nonché ex premier Vojislav Kostunica, tutti ferocemente contrari all’intesa con Pristina. Anche la chiesa ortodossa si oppone all’accordo e ha già annunciato alle autorità di Belgrado che lo respingerà. Durante la manifestazione Monsignor Amfilohije un alto prelato della potente chiesa ortodossa serba che ha preso parte all’evento, ha celebrato una liturgia per il defunto governo serbo.

I serbi del Kosovo, infatti, protestano contro il governo di Belgrado che dall’accordo stipulato con l’Unione Europea spera di avere qualche chances in più di iniziare i negoziati per richiedere l’ingresso nella UE. I serbi del Nord del Kosovo, però, continuano a rifiutare l’accordo nonostante i tentativi di mediazione delle autorità locali: si sentono traditi e abbandonati dal governo centrale che a loro sembra aver scelto l’Europa.

Bookmark the permalink.