Non solo Piazza San Giovanni…

La festa dei lavoratori, ormai da anni vive il suo epicentro nazionale nella capitale, più specificatamente in quella Piazza San Giovanni, in cui i sindacati confederati organizzano, ritualmente quanto stancamente, un mega-concerto con tutti i principali cantanti italiani e non solo, di orientamento progressista, capaci di attirare centinaia di migliaia di giovani per festeggiare quella che fino a qualche anno fa rappresentava una data quasi sacra per la classe lavoratrice italiana che utilizzava la giornata tanto in funzione autocelebrativa, quanto in chiave rivendicativa.

Con un paese scivolato apaticamente sull’orlo del baratro, sia da un punto di vista economico che morale, in cui la disoccupazione, soprattutto quella giovanile, galoppa senza battute d’arresto già da troppo tempo e le varie farme di flessibilità rasentano quasi lo schiavismo lo scenario è parzialmente cambiato. Il concertone di Piazza San Giovanni coi suoi slogan retorici ed il corollario di sindalisti compiaciuti e dimentichi della loro funzione originale e ragazzini inebriati è sano e salvo, ma sempre di più sono le controiniziative organizzate nei vari centri sociali capitolini, ma più in generale in tutto lo stivale si sono moltiplicate dimostrazioni di dissenso.

A parte le ormai classiche “feste del non lavoro”, il Primo maggio romano, ha visto i movimenti contro l’austerity e precarietà, tornare all’offensiva dopo qualche giorno di pausa di riflessione utilizzati per analizzare e metabolizzare un intensissimo aprile fatto di occupazioni, sgomberi, manganellate, denunce e assemblee, proseguito praticamente senza sosta per tutto il mese ed i cui echi sembrano ancora lontano dall’esaurirsi, viste le prossime scadenze davvero imminenti.

Così, diversi attivisti si sono ritrovati a protestare fuori dai locali di “Eataly”, contro il “Job Acts” del Governo Renzi ed il famigerato “Modello Farinetti” una vera e propria punta di diamante di  questo attacco ai diritti dei lavoratori e alle loro condizioni materiali, o come specificano nel loro volantino i medesmi movimenti, quello che ne rimane; la scelta del bersaglio della protesta viene spiegata nello stesso volantino:

“All’interno delle decine di Eataly, nate come funghi in tutta Italia, migliaia di lavoratori assunti come internali e con contratti di apprendistato vivono quotidianamente: precarizzazione estrema, paura, bassi salari, turn over costante, assenza di qualunque forma di sindacalizzazione. Nella sede di Roma sono oltre 400 i precari che ci lavorano. I governi tecnici che si sono avvicendati negli ultimi anni hanno dato la possibilità di tenere aperto nei giorni festivi, spacciando queste normative come un aumento del servizio e come possibilità di aumentare il livello occupazionale, ma in realtà si tratta di massimizzare i profitti sulle pelle dei precari che non hanno nessuna possibilità di esprime dissenso, pena il licenziamento immediato. Il primo maggio Eataly e tante catene della grande distribuzione rimarranno aperte  confermando il livello di aggressione e negazione dei diritti.”

Nella conclusione del testo si legge l’intenzione di riuscire a saldare l’esigenza abitativa con le vertenze lavorative in modo da creare un percorso metropolitano di riappropriazione dei diritti fondamentali, importanti anche per poter rompere l’accerchiamento condotto dall’azione di governo, dalla repressione delle forze dell’ordine e dalla gogna mediatica di alcune testate  giornalistiche particolarmente diffuse in ambito locale. Se l’obiettivo sarà raggiunto, ci vorrà ben poco per scoprirlo visto che l’agenda romana prevede già un importante banco di prova tra due giorni, quando ci sarà un corteo per l’esigenza abitativa che partirà da Piazza G. Morandi. In ogni caso, visto che siamo in tema di cantanti e di concerti, parafrasando uno di quei cantanti che difficilmente avremmo potuto vedere sul palco del concertone dei sindacati, se la strada  intrapresa dai movimenti sarà vincente o meno, “Lo scopriremo solo vivendo”.

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