Öcalan a colloquio con i servizi segreti turchi?

Lo ha affermato lunedì scorso Yalçin Akdogan, deputato e consigliere principale del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan, sostenendo come il governo di Ankara avrebbe avuto colloqui con i leader del Pkk ancora in carcere. I curdi si dicono scettici. 

Il leader di sempre, Abdullah Öcalan, del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) il movimento politico che rivendica l’autonomia del Kurdistan, starebbe negoziando, nella prigione dell’isola del carcere di Imrali (nel Mar di Marmara), dove si trova dal 1999, e dove sconta il carcere duro in isolamento, con il governo turco. La notizia è stata subito ripresa dai quotidiani turchi: il giornale Hurriyet, ha riferito che agenti dei servizi segreti turchi si sarebbero riuniti il 23 dicembre con Öcalan e che lo stesso Pkk potrebbe annunciare già nella primavera del 2013 la sua rinuncia alla lotta armata e l’inizio del disarmo.

La notizia però non sarebbe confermata. Ovvero come dice il deputato del Partito della Pace e della Democrazia (Bdp), legittimo rappresentante curdo nel Parlamento turco, Gültan Kisanak: “è una informazione con un’unica fonte e non abbiamo possibilità di confermarla”.  ”Nessuno è in grado di comunicare con Öcalan, nessuno può sapere se queste dichiarazioni corrispondo alla verità o se sono una manipolazione, e non sappiamo che intenzione ci sia nel renderlo pubblico”, ha continuato il deputato del Bdp.

Il conflitto tra popolo curdo e Stato turco dura da più di tre decenni e non con la stessa intensità. Ogni anno però il bollettino che viene fuori è quello di una vera e propria guerra tra bombardamenti, omicidi, repressione e risposte curde. Qui  l’interessantissimo reportage da Bruxelles fatto da Lorenzo Giroffi a proposito della questione curda, in una conferenza al Parlamento Europeo dal titolo “The European Union, Turkey and the Kurds”.

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